BOMARZO ED IL PROJECT TUSCIA !!!!

Lui si chiama Sigfrido Junior Hobel, viveva a Napoli, si e’ trasferito da poco a Bomarzo, ora e’ un Bomarzese a tutti gli effetti. Stiamo parlano di un ragazzo nato nel 1991,  una persona che ha una visione ampia del mondo. Sigfrido e’ laureato in storia dell’arte e archeologia, sarebbe piu’ appropriato chiamarlo Dottore ma visto la sua giovane eta’ , lo chiamiamo semplicemente Sigfrido mentre chi lo conosce da piu’ tempo  lo chiama Sig.                                                                  Tempo fa , stavo lavorando a questo mio sito internet  e pensavo  tra me e me, che per valorizzare il sito ci vorrebbero dei video, neanche a farlo apposta conosco Sig. che mi fa vedere i suoi video fatti con il drone, bellissimi!!!   

Video oltre ad essere ben fatti, ci danno tutte le spiegazioni necessarie , che giustamente solo un archeologo puo’ dare. Cosi io non potei far altro che chiedere di mettere i video nel mio sito, facendo cosi nascere la sez. project tuscia, gli lasciai carta bianca su come mettere e cosa scrivere nel sito, l’unica cosa che potevo fare era lasciargli le  password del sito.   Con il tempo il project tuscia e’ cresciuto, sia su you tube che su facebook. Non e’ stato difficile notare il suo talento e la sua bravura.  Il Dot. Sigfrido  e’ stato invitato a far conoscere la Tuscia ad Amburgo

ed anche a Malta, ha presentato i suoi video all’evento di Viterbo ” la via degli artisti”. Come si usa dire: “nessuno e’ profeta in patria”  questo significa che a volte c’e’ bisogno di qualcuno che venga da fuori, per valorizzare un posto, dandogli nuovo slancio, per questo spero che Bomarzo sia capace di accogliere questo, suo nuovo figlio, valorizzando il suo talento, dandogli appoggio e sostenendolo. Credo che possiamo considerarci fortunati, se ora fai parte della comunita’ bomarzese e spero che certe cattive abitudini tipiche dei paesi, non ti portino a smettere di fare quello che sai fare meglio, cioe’ promuovere un territorio unico. Capisco che sembra strano che il tuo lavoro sia piu’ apprezzato fuori che a Bomarzo  so che anche all’estero sei apprezzato ,  ma non ti curare di loro, che fanno finta che tu non ci sia!!! avanti cosi Sig.  con il tuo project tuscia 

VI ASPETTIAMO A BOMARZO!!

AUDIO GUIDA    GRAZIE A RADIO 24 E TOURING CLUB ITALIA  https://www.datocms-assets.com/15961/1572528870-passaggio-in-italia-2019-puntata-8bomarzo.mp3?fbclid=IwAR1mfJo_imkza0YdY9aJu3fbVak91fmmBP54lmczBIc8zdpSJbKUBHr82os

La Piramide Etrusca, il Sacro bosco conosciuto come Parco dei mostri, la tagliata  le necropoli, il Duomo, il Palio ecc.ecc.ecc.       storie incredibili, misteriose, uniche.

Questo e’ Bomarzo un luogo che e’ stato abitato fin dai tempi del neolitico. Sara’ per la sua vicinanza al Tevere, oppure al lago di Vadimone, ma Bomarzo venne ripetutamente invasa nel corso dei secoli,forse per questo il suo nome in latino era’  “Polimartium” che significa “Città di Marte”   “dove Marte era la divinita’ della guerra”.  Bomarzo ha il suo Santo ed inevitabilmente anche lui e’ legato a storie di guerra o invasioni. Sant’Anselmo di Bomarzo , tracciando il segno della croce verso il cielo, avrebbe fatto piovere sui Goti  delle ghiande di piombo,scongiurando cosi l’invasione di Bomarzo.   Il 24 aprile  di un non meglio precisato anno del  VI secolo,se ne andò serenamente, e le sue spoglie mortali furono inumate nella Chiesa di  Santa Maria di Bomarzo ovvero presso il Duomo di Bomarzo.

Le rive della roccia vulcanica  di Bomarzo, che fiancheggiano le pendici della pianura, sono stati usati in vari modi dall’uomo fin dalla preistoria.poi  nel periodo etrusco, romano e medievale, essendo utilizzato nei modi più diversi e in relazione alla  vita sociale ed economia, religiosa ed artistica.  Questa pratica ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel palazzo, intorno al XV secolo, e nel piu’ famoso  “Parco dei Mostri” fantastico sfruttamento artistico  di blocchi di peperino personalmente commissionato dal principe Pier Vicino Orsini.

La sovrapposizione delle case nel corso dei secoli, rende difficile l’identificazione dei segni etruschi e romani: il nucleo etrusco più vicino è  quello del Monte Casoli.  Difficile raccontare le emozioni che si provano!  Non si puo’ descrivere il Palio di Bomarzo che si corre in onore del Santo il 25 aprile, oppure descrivere il corteo storico, sarebbe inutile, certe emozioni vanno vissute!!!

vi aspettiamo  a Bomarzo.

Pyramide Etrusque de Bomarzo

Agriculteur, sculpteur et surtout amoureux et defenseur de son territoire de Bomarzo, Salvatore est celui qui a permis la redecouverte de l’etonnante pyramide etrusque de Bomarzo. Creusée dans un imposant rocher de pierre volcanique, elle se trouve à flanc d’une falaise boisée de chênes. Salvatore à toujours connu cet endroit situé à vingt minutes à pieds en contrebas de ses champs d’oliviers et de noisetiers. Son père l’appelait le rocher avec les escaliers. En 2008, Salvatore à entrepris de nettoyer tout seul le rocher, en le dégageant des racines, de la terre et de la végétation qui recouvraient les marches. Aujourd’hui encore, on ne connaît pas précisément la fonction de ce monument. Plusieurs explications sont avancées: cela pourrait être un autel religieux utilisé pour des sacrifices ou un observatoire à des fins de défense du territoire… Salvatore a écrit un ouvrage sur les mystères non resolus de la pyramide étrusque mais aussi sur le fameux jardin des monstres de Bomarzo, situé à seulement quelques kilomètres de là.

escalesetscale

 

Etruscan Pyramid of Bomarzo, Italy

Discovery of the Pyramid of Bomarzo

The Etruscan Pyramid at Bomarzo is a relatively new discovery. Two local archaeologists named Giovanni Lamoratta and Giuseppe Maiorano stumbled across it in the spring of 1991. But news of its discovery received little fanfare and it remained unknown to the world. Then in 2008, Salvatore Fosci, a local resident of Bomarzo with a passion for local history, decided he would uncover the Etruscan pyramid. When Fosci’s grandfather served as a sort of custodian of these woods, they called it Sasso del Predicatore (“Stone of the Preacher”) or simply the “Stone With Steps.” The stories his grandfather and father told about the stone inspired Salvatore to find it and clear away the roots and vegetation. In this way, he would make that amazing part of their history accessible to the world.

Etruscan Pyramid of Bomarzo, Italy

Cahokia: The Largest Native American Pyramid North of Mexico

What Does the Etruscan Pyramid Look Like?

Upon first impression, the sloped Etruscan stone monument is reminiscent of Mayan artifacts from the jungles of Belize and Mexico. Although its name suggests the shape of a pyramid, such as those of Egypt, it is technically not a pyramid. The rock is inversely triangulated on just one side, while the rest of the altar displays quasi-right angles.

The Etruscan pyramid of bomarzo has odd angles.

Jim H. standing in a platform near the angular right-front side. Photo: Historic Mysteries.

Etruscan builders carved the mysterious megalith from an enormous grey rock of volcanic tuff or “peperino.” It measures about 53 feet long, 24 feet at its widest point, and 30 feet tall. Three steep staircases cover the front face. There are 20 steps on the lower staircase, which lead to two minor altars. The two other staircases begin higher on the structure and have nine and ten steps respectively. These lead to the main altar on the rock summit. Along the angular edge, there is also a distinct canal that splits into two channels. These travel to the bottom of the rock. Cubbies scattered across the front and side faces may have held fence posts or votives.

A view of the canals and two minor altars of the Etruscan Pyramid of Bomarzo.

A view of the canals and two minor altars of the Etruscan Pyramid of Bomarzo.

Who Were the Etruscans?

The Villanovans preceded the Etruscans and were the founders of the Etruscan culture. From about 1000 BCE, they appear to have developed a prominent presence on the Italian peninsula. This group preferred high hilltops for their villages, and many of those villages later became strong Etruscan cities.

Etruscans enjoyed an abundance of trade around the Mediterranean Sea as a result of their seafaring skills. They were adept and fierce warriors, and even the Romans adopted some of the Etruscan formations of battle. Additionally, beautiful art, pottery, architecture, and highly advanced metalwork were all trademarks of the Etruscan culture. They conquered a large portion of the Italian peninsula from the north-central to Southern Italy as far as Salerno. However, their fortune would not last. Eventually, by about the 1st century BCE, the Romans had conquered and absorbed the Etruscans and almost all traces of their culture.

Purpose of the Etruscan Pyramid of Bomarzo

The Pyramid of Bomarzo may have served different functions over time. The precise purpose is not clear. However, many experts believe that the megalith acted as an altar for pagan religious rites. For this reason, the site holds the nickname, “Stone of the Preacher.”

Mark Cartwright from Ancient History Encyclopedia explains in his entry on Etruscan Civilization that all aspects of life revolved around a large pantheon of gods. Amongst them, there was a god of the underworld, a god of the Sun, and a god of vegetation. The head god was Tin, while the god who sprang from the ground and brought them their religious text, the Etrusca disciplina (now lost), was Tages.

With such a multitude of gods, veneration and religious ceremonies were a full-time job. Etruscan life was filled with rituals such as the sacrifice of both animals and humans, reading of omens in the weather or birds, and predicting the future by looking at entrails or internal organs.

Ritual Sacrifice

Although we may never be certain about what took place at the Bomarzo pyramid, sacrifices of humans and/or animals for the sake of veneration or propitiation of deities were a common practice around the ancient world. Blood was a highly potent element during Etruscan religious rites and could give immortality to dead souls. There are a number of sacrificial depictions in Etruscan tombs.

One of the world’s highly respected authorities on the ancient Etruscans, Nancy de Grummond, indicates that although “Scholars have been reluctant to believe that the Etruscans practiced human sacrifice . . . Recent excavations in the monumental sacred area on the Pian di Civita at Tarquinia by the University of Milan (directed by M. Bonghi Jovino and G. Bagnasco Gianni) have proven once and for all that human sacrifice was indeed practiced by the Etruscans, through the discovery of a number of burials in this non-funerary context, of infants, children and adults” (de Grummond, AIA).

Drainage of Fluids at Temples

For the Etruscans, it was the responsibility of the living to provide the dead with the “sustenance” necessary for immortality. In one unusual tomb in Tarquinia, a child was inhumed rather than cremated. Deformities of his skull indicated that he probably suffered from epilepsy, which was a “divine disease.” Therefore, his seizures were divine messages directly from the gods. Near the child, there was an altar with a channel for sacrificial liquids that drained directly into a hollow in the earth. This alludes to a cult ritual ceremony possibly in the name of Tages, the boyish deity who sprang up from the earth to provide the religious scriptures. (Heimbuecher).

Possible evidence of etruscan sacrifice.

The Etruscan Pyramid of Bomarzo also contains channels, which may have provided efficient drainage of liquids during ritual sacrifices.

Such ceremonies as animal sacrifices, the pouring of blood into the ground, and music and dancing usually occurred outside temples built in honour of particular gods.

Mark Cartwright

Other Theories

The Etruscans would have certainly found the altar sacred. The pyramid lies in a northwest direction. This is where the Etruscan believed the Gods of the Underworld lived. The Etruscan God Satre also resides in the “dark and negative northwest region.” Satre would bring panic to the populace by throwing lightning deep into the Earth.

Finestraccia (Ugly Window)

A bench outside the Finestraccia near the Bomarzo pyramid.

A stone carving that looks like a chair sits at the entrance of Finestraccia.

As you make your way toward the pyramid, a striking stone structure lies on the left side of the path. Experts believe it once served as an Etruscan tomb which later became a dwelling. The exact age of this tomb is unknown, however, it may date to around the 7th century BCE like the pyramid. Perhaps it received the nickname Ugly Window because of the inaccurate proportions of the openings and door of the tomb. Additionally, a hole in the upper left corner of the tomb may or may not be a natural feature.

The Celtic Prince and His Opulent Tomb

The Finestraccia near the Etruscan pyramid of Bomarzo

Windows provided the inhabitant of this rock-cut tomb with fresh air.

The Finestraccia originally had two floors. The bottom floor contained the tomb and sarcophagus. The upper level consisted of living quarters or a storage area.

A possible Etruscan tomb inside the Finestraccia.

The tomb area of the Finestraccia.

Ha fatto rinascere una piramide e adesso è il suo custode

DA UN ARTICOLO DE “IL GIORNALE”

http://www.ilgiornale.it/news/ha-fatto-rinascere-piramide-e-adesso-suo-custode-1628931.html

Dalla cima sembra di essere sospesi al di sopra di un mare bianco. È una giornata limpida ma la foschia bassa nasconde tutta la valle del Tevere e il paese di Giove, a nord-est, galleggia sulle nuvole.

Dall’alto, da un aeroplano, questa sommità ha i tratti di un dio Fauno che spunta in mezzo al bosco. E’ uno dei luoghi più misteriosi del centro Italia. Ci si arriva salendo trentasette gradini, ventotto più nove, in un’ascesa accompagnata da fori e canali di scolo. «Mio padre lo chiamava il sasso con le scale. Non c’era tempo di pensare a cosa ci fosse sotto la vegetazione che la ricopriva quasi del tutto. Si soffriva la fame e si portava solo rispetto».

Quando Salvatore Fosci si è trovato di fronte questo colosso rupestre gli sono tornate alla mente immagini di bambino, di quando girava per il bosco tra roverelle, cerri, muschi che si arrampicano su ciclopici blocchi di peperino, sarcofagi, antichissime vasche di pietra per la pestatura dell’uva. È sempre stato lì, ma un labirinto di rovi e arbusti l’aveva ricoperta quasi per metà: un masso lavorato di otto metri di altezza, sedici di larghezza, di forma piramidale, con sommità piatta, corredata da gradoni e due vani, che può ricordare le piramidi Maya. Era stata avvistata anche da occhi esperti durante una spedizione alla fine degli anni Ottanta organizzata da alcuni archeologi del posto del Gruppo Archeologico Polimartium. Ma la persona che l’ha riportata alla luce, con un silenzioso ed eccezionale lavoro di pulizia è Salvatore Fosci da Bomarzo.

L’altare etrusco è da pochissimi anni una delle attrattive del viterbese, superando per interesse la vicina ultima casa di Pasolini grazie a questo esploratore e custode volontario che in un mese e mezzo, con zappa, ascia e pala, l’ha dissotterrata. Il gigantesco blocco di piperino è stato trasformato fino al Medioevo, ma certamente scolpito almeno in epoca etrusco-romana. O anche precedente, dice Salvatore, che, pur non essendo archeologo, arriva con l’amore per questi luoghi, un fiuto prodigioso e con la logica a scoprire tracce risalenti addirittura al neolitico, di cui ha da poco fatto segnalazione alla Soprintendenza. Altare sacrificale, tomba, monumento astronomico. Gli interrogativi sulla piramide sono ancora tanti, ma Salvatore, che conosce ogni centimetro di questo megalite, ha una sua teoria: era un enorme, antichissimo «frigorifero». Sacro certamente, legato a qualche Dio, ma un luogo soprattutto necessario, in qualche modo funzionale alla vita della comunità. Una comunità che probabilmente abitava al di sopra, su un pianoro affacciato sulla valle e riparato dalle correnti. Sull’altare-frigorifero si svolgevano presumibilmente sacrifici di animali, ma vi si conservava anche la carne: esposto a nord, prende in pieno la tramontana, è un posto sempre fresco e il sole in inverno lascia l’ultimo spigolo a mezzogiorno. Bomarzo è conosciuta nel mondo per i suoi mascheroni di pietra, luogo esoterico e pauroso. Ma i dintorni, verso Soriano, sono boschi in cui la natura, per secoli e millenni, è stata legata al divino, dove la pietra di piperino è stata scavata per ottenere case, stalle, tombe, vasche, luoghi di fascino magico di cui aveva intuito il valore favolistico Pierpaolo Pasolini, che qui vicino girò il suo Vangelo secondo Matteo e decise di abitare gli ultimi anni prima della morte.

Salvatore è tornato a Bomarzo dopo vent’anni trascorsi in Alto Adige, e tutto è iniziato dalle corse nei boschi. Era un modo per rientrare in contatto con la sua infanzia. Vedeva sentieri coperti dalla vegetazione e ha iniziato a riaprirli uno ad uno. Sentiva parlare di una piramide, ma come si parla di un animale fantastico del bosco. E alla fine, nel febbraio del 2008, l’ha ritrovata, e con delicatezza, «senza motosega, solo con mezzi manuali», l’ha liberata. L’associazione Archeotuscia l’ha nominato socio onorario, seguita ora anche dalla Pro Loco di Bomarzo. La soprintendenza dei Beni Culturali gli ha inviato i suoi apprezzamenti. Da quel momento ogni angolo di questi boschi di querce, muschio di smeraldo e blocchi di piperino anticamente eruttati dal vicino vulcano Cimino, ha iniziato a parlargli. Ha trovato le iscrizioni romane TER, che indicavano i limiti dei confini. Ha imparato a distinguere un frammento medievale da uno romano e da quelli di epoche precedenti. Ha elaborato una teoria personalissima sul bosco sacro di Bomarzo esposta nel libro Vulcano Nascosto (Stamperia del Valentino, che gli pubblicherà anche I misteri della Piramide di Bomarzo, con Luciano Proietti). Dal terreno dove coltiva noccioli, viti e olivi e dove scolpisce la pietra si muove ogni giorno per scoprire e tutelare un territorio che offre lo spettacolo di stratificazioni di storia nella storia: Medioevo, Roma, civiltà etrusca, popoli pre-etruschi, e forse, se le scoperte vengono confermate, il neolitico. Salvatore ci accompagna lungo un letto di foglie di querce cadute appena imbiancate dalla brina.

Si entra subito nella via Cava, una sorta di canyon scavato nel piperino da cui i romani estraevano la pietra. Ci mostra i livelli dello scavo, un masso a terra con incise impronte di piedi, segno di passaggio frequente. E all’improvviso, nella discesa verso la valle del Tevere oltre giunchi, roverelle e miracolosi tralci di viti antiche, appare l’altare piramidale. La costruzione è scolpita solo nel lato verso nord, con una lunga fila di gradini a sinistra e altre due più piccole al centro e a destra. I canali di scolo lasciano intendere che qui venivano uccisi animali. Bisogna immaginare questo luogo ricco di sorgenti e percorso da uomini che abitavano i blocchi di pietra eruttati dal vulcano. Sopra e al di sotto, vita e morte convivevano a pochi passi: tombe antropomorfe spuntano nella discesa verso il cimitero paleocristiano di Santa Cecilia, con decine di sarcofagi, alcuni di grandi proporzioni, come se servissero per uomini di notevole altezza per l’epoca (circa un metro e novanta) segnati da croci che sembrano terminare con code di pesce.

Nella risalita incrociamo un gruppo di donne di Bomarzo dirette proprio alla piramide per una passeggiata pomeridiana. «Scusi, per la piramide?», domanda scherzando Salvatore. «Fai la guida?», gli chiedono. Lui si schernisce. «Macché». «Chi è guida più di te» lo salutano, e lui continua a camminare scoprendo sul terreno davanti ai nostri occhi la possibile punta di una selce lavorata del passato, come se una bussola segreta lo portasse sempre sulla pista giusta della storia.