Sant’ Anselmo ci indicherà la via

Normalmente questi per Bomarzo sarebbero giorni di festa.

La  festa  che solitamente tutti gli anni e’ organizzata dalla Pro Loco di Bomarzo ,quest’anno non vedra’  la sfilata del corteo storico in costume cinquecentesco , non ci sara’  la banda musicale e gli sbandieratori , non ci saranno neppure  i 450 figuranti,con i loro stendardi, i fantini a cavallo ed il capitano del Popolo. La corsa dei cavalli che caratterizzava la sfida dei Rioni ; Borgo, Poggio, Dentro,Madonna del piano,Croci, quest’anno non vedra’ nessun vincitore.    Questa situazione di staticità che ha avvolto tutto il mondo, ci spinge a dare valore alle cose semplici di una volta e forse ora  la tecnologia ha preso il  ruolo che gli spetta,  cioe’ facilitare i ricordi, avvicinare persone lontane ed esaltare la bellezza delle tradizioni,mi riferisco alla proposta lanciata dalla Pro loco di Bomarzo, riproponendo  video e foto degli antichi palii sulla loro pagina facebook

Ma per i meno tecnologici, le persone piu’ anziane e piu’ genuine, la Pro loco, per ricordare che  questi sono i giorni della festa di Sant’Anselmo, ha messo le bandiere dei rioni per tutte strade del paese.

Sento e leggo da piu’ parti che, quando riprenderemo a vivere in  maniera “quasi” normale, le mete turistiche che avranno maggiore successo saranno, quelle che proporranno,   percorsi autentici, lontani dalle strade affollate tra natura incontaminata,  insomma quelle che ascolti  passeggiando tra i borghi  , sto parlando del cosi detto “turismo lento”.   Bomarzo ha molte storie da raccontare, ma senza dubbio la storia che ha coinvolto tutti gli abitanti di questo splendido borgo e’ quella  del biscotto di Sant’Anselmo!! Le sue origini sono da ricercare nel V secolo, epoca in cui viveva il vescovo Anselmo. L’odore di questo  “pane dolce”  anche in questi giorni e’ possibile sentirlo in tutte le case, la Pro loco di Bomarzo lo ha portato in tutte le abitazioni  del borgo , ha deciso di omaggiare la festa,ed il patrono Sant’ Anselmo.                                     Questo gesto e’ stato molto apprezzato, specialmente in questi giorni , che ognuno di noi ha avuto piu’  tempo per ricordare i momenti  passati, molti ricordi belli dei Bomarzesi avevano come sfondo il profumo del biscotto di Sant’Anselmo, lo si capisce dai ringraziamenti e dai commenti che i concittadini hanno fatto alla Pro loco.

Quando tutto sara’ finito sarebbe bello ripartire da qui ,  ma con uno sguardo rivolto al futuro. Sapendo che, il  nuovo  turismo sara’  in cerca di storie autentiche, magari saranno turisti venuti a piedi oppure in bicicletta. Sarebbe bello ricordargli che Sant’ Anselmo era solito offrire il “pane dolce” ai pellegrini, diretti a Roma,

Ma sarebbe opportuno quindi fare una ricerca approfondita per sapere se Bomarzo era attraversata dalla via Romea germanica oppure dalla via Teverina oppure dalla Francigena, il turismo religioso e dei cammini sara’ il nuovo turismo .

Bomarzo  per secoli ha avuto pellegrini  che l’hanno   attraversata , ora sta a noi cercare la  Via!

i disegni sono di Gino Trasarti‎ GRAZIE!!!!!!

BOMARZO ED IL PROJECT TUSCIA !!!!

Lui si chiama Sigfrido Junior Hobel, viveva a Napoli, si e’ trasferito da poco a Bomarzo, ora e’ un Bomarzese a tutti gli effetti. Stiamo parlano di un ragazzo nato nel 1991,  una persona che ha una visione ampia del mondo. Sigfrido e’ laureato in storia dell’arte e archeologia, sarebbe piu’ appropriato chiamarlo Dottore ma visto la sua giovane eta’ , lo chiamiamo semplicemente Sigfrido mentre chi lo conosce da piu’ tempo  lo chiama Sig.                                                                  Tempo fa , stavo lavorando a questo mio sito internet  e pensavo  tra me e me, che per valorizzare il sito ci vorrebbero dei video, neanche a farlo apposta conosco Sig. che mi fa vedere i suoi video fatti con il drone, bellissimi!!!   

Video oltre ad essere ben fatti, ci danno tutte le spiegazioni necessarie , che giustamente solo un archeologo puo’ dare. Cosi io non potei far altro che chiedere di mettere i video nel mio sito, facendo cosi nascere la sez. project tuscia, gli lasciai carta bianca su come mettere e cosa scrivere nel sito, l’unica cosa che potevo fare era lasciargli le  password del sito.   Con il tempo il project tuscia e’ cresciuto, sia su you tube che su facebook. Non e’ stato difficile notare il suo talento e la sua bravura.  Il Dot. Sigfrido  e’ stato invitato a far conoscere la Tuscia ad Amburgo

ed anche a Malta, ha presentato i suoi video all’evento di Viterbo ” la via degli artisti”. Come si usa dire: “nessuno e’ profeta in patria”  questo significa che a volte c’e’ bisogno di qualcuno che venga da fuori, per valorizzare un posto, dandogli nuovo slancio, per questo spero che Bomarzo sia capace di accogliere questo, suo nuovo figlio, valorizzando il suo talento, dandogli appoggio e sostenendolo. Credo che possiamo considerarci fortunati, se ora fai parte della comunita’ bomarzese e spero che certe cattive abitudini tipiche dei paesi, non ti portino a smettere di fare quello che sai fare meglio, cioe’ promuovere un territorio unico. Capisco che sembra strano che il tuo lavoro sia piu’ apprezzato fuori che a Bomarzo  so che anche all’estero sei apprezzato ,  ma non ti curare di loro, che fanno finta che tu non ci sia!!! avanti cosi Sig.  con il tuo project tuscia 

VI ASPETTIAMO A BOMARZO!!

AUDIO GUIDA    GRAZIE A RADIO 24 E TOURING CLUB ITALIA  https://www.datocms-assets.com/15961/1572528870-passaggio-in-italia-2019-puntata-8bomarzo.mp3?fbclid=IwAR1mfJo_imkza0YdY9aJu3fbVak91fmmBP54lmczBIc8zdpSJbKUBHr82os

La Piramide Etrusca, il Sacro bosco conosciuto come Parco dei mostri, la tagliata  le necropoli, il Duomo, il Palio ecc.ecc.ecc.       storie incredibili, misteriose, uniche.

Questo e’ Bomarzo un luogo che e’ stato abitato fin dai tempi del neolitico. Sara’ per la sua vicinanza al Tevere, oppure al lago di Vadimone, ma Bomarzo venne ripetutamente invasa nel corso dei secoli,forse per questo il suo nome in latino era’  “Polimartium” che significa “Città di Marte”   “dove Marte era la divinita’ della guerra”.  Bomarzo ha il suo Santo ed inevitabilmente anche lui e’ legato a storie di guerra o invasioni. Sant’Anselmo di Bomarzo , tracciando il segno della croce verso il cielo, avrebbe fatto piovere sui Goti  delle ghiande di piombo,scongiurando cosi l’invasione di Bomarzo.   Il 24 aprile  di un non meglio precisato anno del  VI secolo,se ne andò serenamente, e le sue spoglie mortali furono inumate nella Chiesa di  Santa Maria di Bomarzo ovvero presso il Duomo di Bomarzo.

Le rive della roccia vulcanica  di Bomarzo, che fiancheggiano le pendici della pianura, sono stati usati in vari modi dall’uomo fin dalla preistoria.poi  nel periodo etrusco, romano e medievale, essendo utilizzato nei modi più diversi e in relazione alla  vita sociale ed economia, religiosa ed artistica.  Questa pratica ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel palazzo, intorno al XV secolo, e nel piu’ famoso  “Parco dei Mostri” fantastico sfruttamento artistico  di blocchi di peperino personalmente commissionato dal principe Pier Vicino Orsini.

La sovrapposizione delle case nel corso dei secoli, rende difficile l’identificazione dei segni etruschi e romani: il nucleo etrusco più vicino è  quello del Monte Casoli.  Difficile raccontare le emozioni che si provano!  Non si puo’ descrivere il Palio di Bomarzo che si corre in onore del Santo il 25 aprile, oppure descrivere il corteo storico, sarebbe inutile, certe emozioni vanno vissute!!!

vi aspettiamo  a Bomarzo.

Pyramide Etrusque de Bomarzo

Agriculteur, sculpteur et surtout amoureux et defenseur de son territoire de Bomarzo, Salvatore est celui qui a permis la redecouverte de l’etonnante pyramide etrusque de Bomarzo. Creusée dans un imposant rocher de pierre volcanique, elle se trouve à flanc d’une falaise boisée de chênes. Salvatore à toujours connu cet endroit situé à vingt minutes à pieds en contrebas de ses champs d’oliviers et de noisetiers. Son père l’appelait le rocher avec les escaliers. En 2008, Salvatore à entrepris de nettoyer tout seul le rocher, en le dégageant des racines, de la terre et de la végétation qui recouvraient les marches. Aujourd’hui encore, on ne connaît pas précisément la fonction de ce monument. Plusieurs explications sont avancées: cela pourrait être un autel religieux utilisé pour des sacrifices ou un observatoire à des fins de défense du territoire… Salvatore a écrit un ouvrage sur les mystères non resolus de la pyramide étrusque mais aussi sur le fameux jardin des monstres de Bomarzo, situé à seulement quelques kilomètres de là.

escalesetscale

 

Salvatore Fosci, il Vulcano nascosto.

 

 

LA BANDIERA DELLA GUERRA TURCA VIENE INCISA SULL’ALA DEL DRAGO, MA PER QUALE MOTIVO ORSINI FA SCOLPIRE QUELLE 6 MEZZELUNE!?!?

 

sulla base della sfinge all’ingresso del Boschetto noteremo incisa una frase

Tu ch’entri qua pon mente / parte a parte / et dimmi poi se tante / meraviglie / sien fatte per inganno / o pur per arte.
Ingannare nell’arte e’ proprio questo che Orsini crea nel suo boschetto , non pùò raccontare la sua verità liberamente , 

OGNI STATUA RACCONTA UN INGANNO

E’ il periodo della controriforma, ogni eccesso di libertà di espressione viene punita , e in questo caso il boschetto di Vicino Orsini non viene visto di buon occhio dalla chiesa di potere , 

                                

anche se Orsini e’ protetto da Alessandro Farnese e il cardinal Madruzzo, il suo uscire già giovane dall’ambiente militare, lo penalizzerà con il rapporto di altri nobili militari , le voci di un Orsini quasi stregone lo costringerà ad isolarsi nel suo boschetto, e negli ultimi anni della sua vita perderà tante sue amicizie , ma anche un figlio nella battaglia di Lepanto,solo scrivendo al suo caro amico Druet oggi possiamo formulare ipotesi sulla realizzazione del parco, cercare tra quelle lettere criptate una frase che rafforza la nostra storia su questo personaggio enigmatico. Ma qual’ e’ stata la motivazione del parco che cadrà nell’oblio per tanti secoli dopo la morte di Orsini?

Gli altri giardini come quello di villa Lante ideato dall’inquisitore cardinale Gambara proseguirà nei secoli ad avere rispetto,un classico giardino del 500 che rispetta i canoni della chiesa , il boschetto invece diverrà un luogo da dimenticare quasi eretico . grossi scogli irregolari la famiglia borghese scriveva negli atti notarili quando possedevano quelle terre , quei mostri impedivano la coltivazione .ma perche sono dovuti passare quasi 500 anni perche il Parco ritornasse alla ribalta .

 “VULCANO NASCOSTO” il racconto di Salvatore Fosci  e’ curato del professore Sigfrido Hobel. 
Il prof. ha insegnato materie artistiche nei Licei Scientifici ,
le sue ricerche e studi , le possiamo leggere in diversi testi dedicati alle discipline artistiche, come “Il Dio del Silenzio” o “Il Fiume Segreto”.Si è dedicato allo studio delle tradizioni iniziatiche e delle dottrine esoteriche, interessandosi, in particolare, ai linguaggi simbolici e alla loro presenza nei miti, nella letteratura,
nell’arte e nell’iconografia tradizionale, ma anche alle testimonianze artistiche e culturali presenti a nell’Italia Meridionale.
E’ autore di rilievo della tradizione esoterica napoletana.

Vulcano nascosto. Una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo  Stamperia del Valentino

 

Roberto Re

Salvatore Fosci: la piramide di Bomarzo la scoperta della mia vita

Salvatore Fosci, , nato a Bomarzo,  in un grande masso di peperino è raccolta l’essenza di tutta la sua vita. Ha vissuto per diverso tempo in Alto Adige e da circa 6 anni è tornato alle sue origini. Da quando è tornato a casa, a Bomarzo, si dedica all’agricoltura. Un lavoro che gli permette di conoscere la terra da vicino, avere un contatto diretto con quello che coltiva e produce, avere ancora più rispetto dell’ambiente che lo circonda.

“Produrre vino, olio, fare l’orto è qualcosa che ti fa capire il passato. I boschi della Tuscia contengono tracce e testimonianze che i nostri parenti antenati ci hanno donato con la loro conoscenza di questi meravigliosi luoghi. Quei massi di peperino che il vulcano cimino ci ha regalato ci hanno dato la possibilità di modellare la pietra a nostro piacere, abitazioni, pestarole per produrre vino, tombe, urne cinerarie, altari piramidali, sassi del predicatore. Questo e tanto altro i nostri territori hanno saputo conservare e oggi tocca a noi conoscerli e proteggerli”.

Salvatore è quell’uomo che provvisto di voglia di fare e cesoie, nel 2008  ha iniziato a tagliare via la fitta vegetazione che copriva la piramide etrusca di Bomarzo. È stato lui a riportare in luce il maestoso monumento rupestre che un tempo veniva chiamato Sasso del Predicatore.

“Nel 2008 lavoravo ancora in Alto Adige ma avendo a disposizione diverse ferie in inverno, ho potuto dare un volto alla piramide etrusca. L’interesse e la passione per i boschi e per la storia del nostro paese l’ho sempre avuto sin da piccolo, e l’intervento di ripulitura che ho effettuato da semplice appassionato nel febbraio del 2008 è stato per me un ritorno al passato. È stata un’emozione indescrivibile vedere affiorare dalla fitta vegetazione questo maestoso monumento rupestre, con una pala, un’ascia e una zappa rinforzata e il massimo rispetto per quel luogo sacro.
Di sudore ne è caduto tanto, ma la voglia di veder pulito l’altare era troppo forte. Le radici infestanti che si nascondevano sotto lo strato di terra in prossimità dei due vani erano di grosso diametro, ma pezzo per pezzo sono riuscito a toglierle riuscendo a mettere in sicurezza e dare visibilità al monumento.
La mia è stata una riscoperta del monumento dalla vegetazione e il ritrovamento del vecchio passo, chiamato passo della Finestraccia, che conduce in un ambiente scavato nella roccia con due finestre da cui appunto ne deriva il nome. Pur conoscendola da piccolo grazie a mio padre, la scoperta archeologica della piramide è avvenuta tra gli anni 80 e 90, prima da ricercatori locali che avevano creato un gruppo chiamato Gap, Gruppo Archeologico Polimartium, oggi entrato a far parte ad Archeotuscia di Viterbo dove anche io faccio parte.
Nel 2000 Proferento, Archeotuscia e l’archeologo di zona hanno descritto la piramide, ma le foto non mostravano quel volto che oggi offre dopo la mia ripulitura, apprezzata anche dai beni culturali”.

Prima della riscoperta poche persone conoscevano la piramide. La chiamavano, come già detto, Sasso del Predicatore. Le prime testimonianze scritte che trattavano la piramide risalgono al 2000 e incominciavano a incuriosire. Qualche appassionato o studioso andava alla sua ricerca, con esito negativo, in quanto non era facile trovarla, i sentieri non erano puliti e bisognava farsi spazio tra i rovi. Oggi i sentieri sono percorribili grazie al lavoro di Salvatore.

“Ancora oggi per arrivare alla piramide non ci sono segnalazioni ma i sentieri li ho resi percorribili, e per chi non conosce il luogo diventa un impresa, con il rischio di perdersi. Un giorno chiesero a mio padre che passeggiava nel bosco dove fosse la piramide. Lui, meravigliato, non ha saputo dare indicazioni in quanto la conosce come Sasso del Predicatore o sasso con le scale. Poi un giorno gli ho spiegato che la piramide era proprio il suo sasso con le scale. Sorrise, perché tutto questo interesse per questo masso, quando lo frequentavano loro nei tempi passati con la povertà e la fame, di ricercatori e turisti non se ne erano mai visti”.

Sono stati proprio i racconti di suo nonno e suo padre che hanno aiutato Salvatore nella riscoperta dell’antica piramide, un luogo al quale è legata tutta l’essenza della sua vita.

“Credo che la storia di questi luoghi arrivano a noi grazie alla conoscenza dei nostri anziani. Il mio bisnonno, nato il primo aprile come me, era stato il guardia boschi di Bomarzo, mio padre e altri paesani hanno sempre frequentato quei boschi. I vari sentieri erano quindi transitati, dove passavano con il bestiame e raggiungevano le diverse sorgenti che affioravano abbondanti nelle forre, tra la piramide Santa Cecilia, Fosso Castello e Cagnemora.
Da quando ho pulito la piramide ho cominciato a riscoprire i veri sentieri e, sempre grazie a mio padre, oggi ho capito che quando sono alla ricerca di un antico sentiero nella fitta vegetazione bisogna osservare i sassi ed il suo consumo. A volte si notano dei massi dove la forma del piede ha logorato la pietra, allora vuol dire che è la direzione giusta. Il saper cavar pietre, costruire capanne con la saggina, intrecciare le funi con la canapa. Essere pastori significava sacrificio, mio padre era pastore, come del resto i molti suoi amici. Dormivano dove capitava, molte volte sfruttavano le abitazioni rupestri e le tombe scavate nella roccia, presenti in tutto il nostro territorio. Di notte bastava uno sguardo alle stelle e di giorno bastava un’ombra di un albero per saper che ore fossero.
Quei riti di fare il formaggio o uccidere nel massimo rispetto un agnello fa capire che il libro dei segreti del passato loro lo rappresentano, quindi il mistero della piramide per i nostri anziani e per mio padre non esisteva. Lui la piramide la chiama il sasso con le scale ma sempre rispetto ha portato al luogo. Fino a quando i nostri contadini e pastori frequentavano quei boschi, nessuno si permetteva di togliere un sasso da un muretto, tutto il territorio era in ordine. Il loro abbandono è significato degrado e sciacallaggio dei vari reperti archeologici”.

Salvatore la piramide la sente dentro di sé, come una sua creazione.

“Dal giorno che ho toccato quel masso di peperino, quel masso non mi ha più mollato. Oramai sento il suo odore di passato dentro di me. Quasi mi vergogno a dirlo ma a volte mi trovo a discutere e a ragionare con esso del perché del suo utilizzo.
Conosco ogni centimetro, ogni scolo, ogni gradino, ho visionato ogni tipo di lavorazione che ha subito, le modifiche che da un tempo più antico hanno lasciato spazio a una lavorazione più recente, un monumento per riti pagani che viene rispettato anche nel mondo cristiano. Di segreti ne nasconde veramente tanti, io ho dato una mia visione da semplice appassionato.
Il lavoro da me svolto è servito a far conoscere meglio il nostro territorio e gli stessi abitanti di Bomarzo, un po’ scettici delle mie ripuliture iniziali, che mi dicevano ma chi te lo fa fare, oggi li vedo interessati e stimano il lavoro che ho svolto”.

Dopo la ripulitura del 2008 del sito e dei sentieri che portano alla piramide, l’interesse per il monumento è cresciuto. Oggi arrivano molti gruppi accompagnati da guide, fortunatamente sono gruppi responsabili che non lasciano sporcizie varie nei boschi. Ma comunque, per Salvatore, una tutela in più ai vari monumenti va imposta.
“Un esempio, salire e scendere dalla scala della piramide vuol dire consumo delle scale stesse, cosa che non è avvenuta nei secoli del loro utilizzo sacro, quindi bisognerebbe trovare una soluzione al problema. Quando ho pulito la piramide non pensavo che potessero arrivare tutte queste persone, quindi si sta pensando di attuare delle regole con i vari enti, soprintendenza, cooperative e associazioni locali per far sì di portare visitatori in modo sicuro e responsabile”.

Le innumerevoli visite alla piramide sono motivo di orgoglio per Salvatore.
“I visitatori sono per me fonte di orgoglio. La piramide di Bomarzo rappresenta le mie origini e voglio che oggi il lavoro che ho svolto non venga dimenticato. La conoscenza del nostro passato è cosa che tutti devono conoscere, le nostre origini serviranno alle generazioni future per capire meglio che il nostro territorio è da difendere.
Mi fa piacere lasciare questa testimonianza. Negli anni dopo la riscoperta della piramide ho avuto la possibilità di essere stato contattato da diversi siti, giornali e programmi televisivi che hanno dato spazio al mio racconto. Se la mia parola arriva agli altri tramite chi si occupa di informazione, questa parola diventerà più forte, e ci aiuterà a difendere la nostra storia disseminata in quei boschi”.

Oltre alla piramide di Bomarzo, Salvatore è riuscito a scoprire nella zona molte altre testimonianze del passato, quasi tutte avvolte dalla vegetazione.
“Negli anni scorsi abbiamo fatto interventi di scavo con la soprintendente dell’Etruria Meridionale e altri scavi verranno effettuati prossimamente. È stata una bella esperienza di conoscenza, ogni frammento che affiora da quel terreno, mattoni tegole e laterizi, fa parte di una storia da raccontare. Sapere come fare il vino con le pestarole, dove la vite è ancora presente vicino a questi manufatti di pietra, a testimoniare che i giunchi che servivano per filtrare il mosto, le ginestre o saggine per la costruzione di capanne, sono presenti ancora vive tra chi li utilizzava nel passato. Il bosco merita rispetto e tutela. Altre scoperte sono da poco state fatte da appassionati locali, nella valle di Cagnemora, e si stanno aprendo nuovi percorsi interessantissimi, tra tombe etrusche, urne cinerarie, antiche concerie e colombai. Appena i percorsi saranno aperti al pubblico ne daremo notizia così, oltre alla già conosciuta piramide etrusca, il bosco di Bomarzo offrirà ai visitatori altre testimonianze del passato”.

grazie a tuscia up

Salvatore Fosci: la piramide di Bomarzo la scoperta della mia vita

Misteriosa piramide etrusca a Bomarzo: è nascosta da secoli nei boschi della Tuscia

 

Non solo il celebre Parco dei Mostri. A Bomarzo, alle porte di Viterbo, si nasconde un’altra misteriosa bellezza archeologica: una piramide di origine etrusca. Riscoperta pochi anni fa, tra i boschi della Tuscia, è rimasta per decenni avvolta dalla vegetazione spontanea della zona, ripulita recentemente da archeologi volontari con l’obiettivo di studiarla e renderla visitabile. Infatti, la scoperta è datata quasi un secolo fa, nel 1911, ma l’archeologia ufficiale non ha mai svolto studi approfonditi. E’ solo a partire dal 2008, quando un appassionato di storia Salvatore Fosci l’ha ritrovata in uno stato di completo abbandono e deciso di prendersene cura personalmente, che la piramide sta vivendo una seconda vita, destando l’interesse di studiosi e turisti curiosi dell’antichità.

La piramide, ha una forma che ricorda un altare religioso, e secondo le scarse informazioni raccolte fino ad oggi, potrebbe essere stata costruita dalle popolazioni antiche dell’alto Lazio proprio con questa funzione. La zona, ancora oggi non di semplice accesso, è ricca di reperti risalenti all’epoca etrusca e fino al periodo paleocristiano, che rende difficile la datazione del monumento. Per raggiungerla inoltre, bisogna dotarsi di un device gps, in grado di leggere le coordinate scritte sul sito della piramide (42° 30′ 17″ Nord e 12° 15′ 60″ Est), che rende ancora più affascinante la visita. Inoltrandosi tra i sentieri del bosco, ci si sente un moderno Indiana Jones, alla ricerca di reperti misteriosi, seppur accompagnati da guide locali che conoscono bene il territorio e le storie leggendarie tramandate nei decenni dagli abitanti di Bomarzo.

 

da un articolo de “il messaggero”

https://www.ilmessaggero.it/viaggi/news/piramide_etrusca_bomarzo-4328439.html

The strange story of the Etruscan Pyramid of Bomarzo

grazie a DISCOVERPLACES!!

 

Bomarzo, known for the famous Parco dei Mostri (Park of Monsters) is no

w at the centre of another mystery: that of the Etruscan Pyramid or the Pyramid of Bomarzo. An object made from a single large-sized rock that has been excavated and transformed by man.

This area of ​​Tuscia was formed by the last eruptions of the great volcanoes, such as Cimino, whose legacy has remained in the lakes and in the rocks of peperino and tuff. In this area, in the woods there are large rocks of peperino launched by the eruption of volcanoes. Some of these have been excavated and used as dwellings since the protohistoric period, and until recently, have been shelters of shepherds.

But one of these boulders has a different story still shrouded in mystery.

In the middle of the woods in the area “Tacchiolo” near Bomarzoin 1991 a large boulder (about 8 x 16 meters) was discovered in the shape of a truncated pyramid which in some aspects recalls those of the Maya. The episode had passed quietly until in 2008, Salvatore Fosci cleaned it up and brought it into the spotlight to present it to everyone.

On the ridge of the boulder, 28 steps were cut leading to two intermediate altars and then to the main altar at the top of the pyramid. The structure is completed with other smaller steps. There are also a series of channels that were to be used for the collection of liquids poured during the sacrificial rites.

The Etruscan pyramid of Bomarzo is the largest rock altar in Europe, a huge tufa rock used as a place of worship for sure since the time of the Etruscans between the seventh and sixth centuries BC.

There is no certainty whether it is antecedent even to that time.

Because of this function, some call it ‘Sasso del Predicatore’ (rock of the preacher), but this name dates back to the period before its cleaning. When only a small part of the boulder was visible and its original form had not emerged.

According to several scholars it could be used with astronomical calendar, astro-archeology studies say that the Etruscan pyramid is linked to the stars Sirius and Antares. The peculiarity is to see the photos taken from above, where the pyramid looks like a face.

When Salvatore met this rock he must have felt like those explorers who discover temples and houses in the jungle. From his words emerges the story of an object hidden by large roots and vegetation that had to be removed with great care to permit the extraction of the rock, with much love and respect for the place.

The Tuscia and the Etruscans have a magical charm also fueled by the mystery that still surrounds this people and all those who today come close to their artifacts do so with great respect.

The place is now guarded by those who brought it to light and even cleaned up all the paths that reach it, Salvatore Fosci. And his assistants. It is possible to have news and be updated on other excavations in the surroundings that are bringing to light Etruscan tombs, cinerary urns, ancient tanneries and dovecoats by going on www.piramide-etrusca.it

Triplice Cinta a Bomarzo (VT)

 

 

Questo esemplare, che nel momento in cui si scrive è unico in tale contesto boschivo bomarzese, è stato trovato da Salvatore Fosci il 25 aprile del 2012, e da allora è stato notato da diverse altre persone. Nel dicembre 2014 abbiamo potuto andare anche noi a vederlo. Si tratta di una Triplice Cinta classica, con i soli segmenti mediani (no diagonali nè foro centrale), le cui dimensioni sono circa 28 cm x 28. Al momento del ritrovamento l’incisione si trovava sotto uno strato di foglie e di muschio, ancora in parte occupante la superficie dell’esemplare. La struttura nei pressi della quale è incisa è chiamata da Salvatore “piramidina”, per distinguerla dalla “piramide” situata poco distante e in posizione più elevata. Entrambi i termini sono convenzionali e non ufficiali, più pratici che tecnici, impiegati per indicare questi enigmatici manufatti, che attendono ancora un’indagine archeologica sistematica.

La “piramidina” era stata da noi visitata nel 2010 (v. report) ma nessuno, nemmeno Salvatore, sapeva che proprio lì si nascondesse una Triplice Cinta. Anche se da lontano si potrebbe ritenere che la superficie incisoria sia inclinata, da vicino si può ben valutare che non è così: essa è piana e chi ha inciso l’esemplare poteva agevolmente giocarvi, se vogliamo considerare l’aspetto ludico di questo schema.

Accanto si trovano delle profonde coppelle, più somiglianti a delle buche di palo, forse utilizzate in epoca imprecisata per montare una copertura provvisoria. Sulla funzione della “piramidina” non si può dire molto: poteva essere stato un antico altare, un luogo sacro, o un riparo? Certo è che sembra essere in asse con la più grande “piramide”; forse costituiva uno dei punti usati per fissare degli allineamenti. Non lo sappiamo, al momento.

La presenza della TC apre ulteriori misteri: quando è stata eseguita? Da chi e perchè? Salvatore Fosci, osservando il contesto, ha potuto stabilire che la “piramidina” si trova su un antico sentiero di trasporto del materiale (ricordiamo che più a valle c’era una fornace romana), ed era noto nel Medioevo. La presenza di numerose croci di varia foggia, disseminate sui manufatti arcaici presenti in questi boschi, potrebbe significare una riconsacrazione degli stessi in senso cristiano, od essere punti di sosta eventuali “Vie Crucis”. Anche su questa “piramidina”, poco distante dalla TC, si apprezzano le tracce di una di queste croci, ma stabilire un nesso tra croce e TC è difficile. Se considerassimo l’aspetto ludico, potremmo pensare più facilmente a qualche operaio addetto al trasporto del materiale che, durante i momenti di pausa, si dedicava al gioco (almeno in coppia). Ma in che epoca? Romana? Teniamo presente che i boschi sono stati sempre frequentati da alcune categorie professionali come i pastori, fino a tempi relativamente recenti; inoltre hanno costituito luogo di rifugio nei momenti di pericolo, specie durante le guerre. Non sappiamo da quanto la “piramidina” fosse nascosta  (Salvatore l’ha ripulita dai rovi che la avvolgevano, negli ultimi dieci anni), ma possiamo ipotizzare che la TC sia stata eseguita con la bella stagione, perchè l’umindità dell’autunno-inverno ricopre di muschio tutta la  superficie di pietra (che è il peperino); forse analizzando la patina di muschi annidati nei solchi del petroglifo si potrebbe cavare un ragno dal buco, cioè una approssimativa datazione, ma chi mai lo farà?

Dal punto di vista del significato simbolico, non può esso escludersi a priori.

 

Fonte Centro Studi Triplice Cinta

https://www.centro-studi-triplice-cinta.com/products/bomarzo-vt-/

Vulcano nascosto, libro di Salvatore Fosci

    

Il libro di Salvatore Fosci e’ un’interpretazione  alternativa del Sacro Bosco,  e’ stato curato del professore Sigfrido Hobel,  a cui va  un ringraziamento particolare per aver dato ordine alle intuizioni di Salvatore Fosci e’ cosi che e’ nato “Vulcano Nascosto”.
il prof. Sigfrido Hobel. ha insegnato materie artistiche nei Licei Scientifici ,
le sue ricerche e studi , le possiamo leggere in diversi testi dedicati alle discipline artistiche, come “Il Dio del Silenzio” o “Il Fiume Segreto”.Si è dedicato allo studio delle tradizioni iniziatiche e delle dottrine esoteriche, interessandosi, in particolare, ai linguaggi simbolici e alla loro presenza nei miti, nella letteratura,
nell’arte e nell’iconografia tradizionale, ma anche alle testimonianze artistiche e culturali presenti a nell’Italia Meridionale.
E’ autore di rilievo della tradizione esoterica napoletana.

Roberto Re