埋藏了千年的伊特鲁里亚金字塔

 

今天要说的金字塔既不是古埃及人的吉萨金字塔,也不是玛雅人的奇琴伊察金字塔——虽然它们都是我魂牵梦绕的地方——而是一座身在意大利中部的神秘金字塔,它的历史可能比埃及金字塔还要久远。

这座金字塔被叫做“伊特鲁里亚金字塔(Piramide Etrusca)”,位于拉齐奥大区博马尔佐(Bomarzo)的一片峡谷树林中。这是一座在巨石上雕刻出来的祭坛,被称作“伊特鲁里亚金字塔”是因为这片土地在罗马时代之前属于古民族伊特鲁里亚人。伊特鲁里亚人层生活在托斯卡纳、拉齐奥和坎帕尼亚地区的古名族,是很多现代意大利人的祖先。

自从知道伊特鲁里亚人的故事后,我就成为了彻底的伊特鲁里亚文化爱好者:去参观了切尔韦泰里的伊特鲁里亚人古墓群、港口皮尔基、小镇天空之城和卡尔卡塔,读了许多伊特鲁里亚人的书籍,成为了罗马伊特鲁里亚博物馆的常客,还去临摹了伊特鲁里亚墓室壁画。于是也诞生了一个渺小的、伟大的梦想:去参观所有伊特鲁里亚文明的博物馆和遗址,寻找伊特鲁里亚人的足迹。

某天看到电视节目中关于伊特鲁里亚金字塔的介绍后,我和帅帅心血来潮决定即刻前往。由于是临时决定,我们没有查询过多的资料,顺着谷歌地图的指引一路前进。后来证明,过于信任谷歌地图是个错误的决定:在炎热的八月里,我们两次徒步深入丛林,却未发现任何踪迹,甚至在一处偏僻农庄外,遭到了四条恶狗的追赶。眼看几个小时过去了,精疲力尽的我们决定回到博马尔佐市里喝杯冰饮,顺便向当地人询问方向。原来,谷歌地图上有两个同名的地点,而我们一直在另一个错误的地点周围徘徊。

依照当地人的指引,我们顺着博马尔佐古城南边的一条路(via Cupa)走到尽头,然后步行进入丛林。丛林入口处被当地人叫做Tagliata delle Rocchette,在一个拐弯处竖立着一块墓碑,上面写着:你永远留在我们心中。这时,从丛林中走出来一个短发的哥特风格的女孩,笑着跟我说:“直走就到金字塔了”。果然,没几步我们就走到了一个十字路口,帅帅看着右边的小路更加通畅,便提议走右边。我选择相信当地人,“那女孩刚说了,直走!

听从当地人的建议总是没错,我们继续直走,且发现了当地人留下的记号:树干上的红漆。拨开无数的枝叶后,豁然开朗,原来我们走到了悬崖边上。脚下则是裸露的大块火山石,眼前层峦叠嶂,一望无际的绿色,台伯河就隐藏在某个峡谷中,河对岸就进入温布里亚大区了。峡谷深不见底,被深绿色的树林遮盖地严严实实,看一眼便令人心惊胆战。于是转身回到红漆标识的小路上,顺着有人在岩石上凿出的小路向下走去。

在某个下坡处回头张望,看到了一座巨石上挖凿的房子,有着高大的门窟和窗口。后来得知,这可能是古代祭师们放置祭祀用品的储藏室。继续往峡谷深处走,光线也越来越暗,丛林深处除了蛐蛐和小鸟的叫声,还传来有人说话的声音。直到一条平坦的路上,看到左边有一块十分巨大的石头,在密不透风的树木遮盖下,几乎是黑色的。走到石头的正面,不禁感叹:就是这里了!顶部两个正在聊天的游客转过头来,刚才正是他俩的谈话响彻山谷。

如此迅速便抵达目的地,令人如释重负,同时也疑惑起来:这并不是一座我们想象中的埃及金字塔,而更类似于一个迷你的玛雅金字塔。伊特鲁里亚金字塔不过8米高、16米宽而已,正面看似锥形,背面仿佛未经过任何加工,盖满了苔藓。正面朝着北方,有两条、共50个台阶,坡道十分陡峭,登上第一层台阶可抵达两个平台,之后到达顶部的主祭台。顶部是一个三角形平台,一边较高,另一边则有一段矮墙。如果仔细观察,会发现石头表面有一些专门挖凿的小孔,后来得知,这些小孔可能是用来固定木桩,以支撑巨石之上的一个木制结构;石头上还有一条供液体流淌的水槽,所以很可就在这里举行过动物献祭仪式。

 

从读过的书中得知,伊特鲁里亚人是十分迷信、执着于神明意志的民族,比任何一个古代民族都敬畏死神。因此,这里很有可能就是伊特鲁里亚祭师们举行死神祭祀仪式的地方。在祭坛的不远处,还有一座伊特鲁里亚人的墓地(Necropoli di Santa Cecilia),有伊特鲁里亚人生活过的痕迹。伊特鲁里亚人在宗教和建筑领域,都曾是罗马人的老师,比如罗马卡比托利欧上的第一座神庙便是由伊特鲁里亚工匠建造的。但由于他们没有留下足够让后人研读的文字记录,这个民族的很多习俗也就成为了永远的谜团。

不过,也有一些人声称,这座祭坛也有可能属于比伊特鲁里亚人更古老的一个新石器时代的古民族:里纳尔多尼人(Rinaldoniani)。里纳尔多尼人被称为“从海上来的民族”,他们很可能来自亚洲,在公元前4000年左右穿越地中海,来到意大利中部生活。他们为意大利带来了冶金技术,也是最早在岩石上挖凿墓室的民族之一。《旧约》中曾提到过,这个民族热衷于建造祭坛和观星台。除了遥远人类的故事,人们还发现了祭坛上可能在中世纪里被改造过的微小痕迹,可能也当做过基督教的活动地点。

我爬上金字塔,想着在几千年前的一天,人们围绕在这座金字塔下,看着祭师在最高处主持仪式。他可能是部落中最年长的智者,身兼部落首长,他身着长袍,头戴冠冕,点燃熏草,念着人们听不懂的咒语,召唤神灵。然后他的助手们将一只小猪或者小羊带到祭坛最高处,祭师亲自操刀,将动物献祭给死亡之神,祈求他保护已死的人,更祈求他不要迁怒于虔诚供奉他的活人。在祭师的命令下,地上的人们纷纷拜倒,每个人怀着不同的愿望,寄望于神明的满意。当然了,这些都是我的想象。

 

即使拥有者遥不可测的千年历史,这座“金字塔”是谁建造的,为什么建造的,这些问题都还是谜团,它也从未被任何人在任何地方提及过。直到1911年,已经被埋藏在丛林中几千年的伊特鲁里亚金字塔被发现,但依然无人问津,成为当地一个神秘传说。

再到2008年2月,博马尔佐当地居民Salvatore Fosci再次发现了金字塔,怀着对家乡的热爱,决定为金字塔做一些什么。他首先拿起镰刀,将密集的丛林拨开,在石头上凿出小路,留下路标,工作了整整一个半月。在他的带领下,更多人的加入了“照料”金字塔的行列。他们向人们讲述“金字塔”的故事和丛林中的发现,创建了专门宣传博马尔佐旅游的网站,带领慕名前来的游客们去丛林中徒步探险。

 

 

十几年过去后,伊特鲁里亚金字塔和他的守卫者成为了电视和报纸争相报道的对象,他们满怀期待,期待着博马尔佐能够被世界了解。向我讲述这些的是一位当地少年,Salvatore Fosci的侄子。他听闻我来自遥远的中国,感慨道:“听说你们中国人很喜欢巴尼奥雷焦旧城(又被称为“天空之城”),希望博马尔佐也能获得这样的成功”。

会的,博马尔佐的神秘和热情,必将会被所有好奇的心发现。

Zhou Serena

https://www.douban.com/note/776484865/?fbclid=IwAR261tUZv9ZNRzvToRNEaziAukXAFtMq70vuGBvUGZG8fyFjWff7nx91CnI

Sant’ Anselmo ci indicherà la via

Normalmente questi per Bomarzo sarebbero giorni di festa.

La  festa  che solitamente tutti gli anni e’ organizzata dalla Pro Loco di Bomarzo ,quest’anno non vedra’  la sfilata del corteo storico in costume cinquecentesco , non ci sara’  la banda musicale e gli sbandieratori , non ci saranno neppure  i 450 figuranti,con i loro stendardi, i fantini a cavallo ed il capitano del Popolo. La corsa dei cavalli che caratterizzava la sfida dei Rioni ; Borgo, Poggio, Dentro,Madonna del piano,Croci, quest’anno non vedra’ nessun vincitore.    Questa situazione di staticità che ha avvolto tutto il mondo, ci spinge a dare valore alle cose semplici di una volta e forse ora  la tecnologia ha preso il  ruolo che gli spetta,  cioe’ facilitare i ricordi, avvicinare persone lontane ed esaltare la bellezza delle tradizioni,mi riferisco alla proposta lanciata dalla Pro loco di Bomarzo, riproponendo  video e foto degli antichi palii sulla loro pagina facebook

Ma per i meno tecnologici, le persone piu’ anziane e piu’ genuine, la Pro loco, per ricordare che  questi sono i giorni della festa di Sant’Anselmo, ha messo le bandiere dei rioni per tutte strade del paese.

Sento e leggo da piu’ parti che, quando riprenderemo a vivere in  maniera “quasi” normale, le mete turistiche che avranno maggiore successo saranno, quelle che proporranno,   percorsi autentici, lontani dalle strade affollate tra natura incontaminata,  insomma quelle che ascolti  passeggiando tra i borghi  , sto parlando del cosi detto “turismo lento”.   Bomarzo ha molte storie da raccontare, ma senza dubbio la storia che ha coinvolto tutti gli abitanti di questo splendido borgo e’ quella  del biscotto di Sant’Anselmo!! Le sue origini sono da ricercare nel V secolo, epoca in cui viveva il vescovo Anselmo. L’odore di questo  “pane dolce”  anche in questi giorni e’ possibile sentirlo in tutte le case, la Pro loco di Bomarzo lo ha portato in tutte le abitazioni  del borgo , ha deciso di omaggiare la festa,ed il patrono Sant’ Anselmo.                                     Questo gesto e’ stato molto apprezzato, specialmente in questi giorni , che ognuno di noi ha avuto piu’  tempo per ricordare i momenti  passati, molti ricordi belli dei Bomarzesi avevano come sfondo il profumo del biscotto di Sant’Anselmo, lo si capisce dai ringraziamenti e dai commenti che i concittadini hanno fatto alla Pro loco.

Quando tutto sara’ finito sarebbe bello ripartire da qui ,  ma con uno sguardo rivolto al futuro. Sapendo che, il  nuovo  turismo sara’  in cerca di storie autentiche, magari saranno turisti venuti a piedi oppure in bicicletta. Sarebbe bello ricordargli che Sant’ Anselmo era solito offrire il “pane dolce” ai pellegrini, diretti a Roma,

Ma sarebbe opportuno quindi fare una ricerca approfondita per sapere se Bomarzo era attraversata dalla via Romea germanica oppure dalla via Teverina oppure dalla Francigena, il turismo religioso e dei cammini sara’ il nuovo turismo .

Bomarzo  per secoli ha avuto pellegrini  che l’hanno   attraversata , ora sta a noi cercare la  Via!

i disegni sono di Gino Trasarti‎ GRAZIE!!!!!!

BOMARZO ED IL PROJECT TUSCIA !!!!

Lui si chiama Sigfrido Junior Hobel, viveva a Napoli, si e’ trasferito da poco a Bomarzo, ora e’ un Bomarzese a tutti gli effetti. Stiamo parlano di un ragazzo nato nel 1991,  una persona che ha una visione ampia del mondo. Sigfrido e’ laureato in storia dell’arte e archeologia, sarebbe piu’ appropriato chiamarlo Dottore ma visto la sua giovane eta’ , lo chiamiamo semplicemente Sigfrido mentre chi lo conosce da piu’ tempo  lo chiama Sig.                                                                  Tempo fa , stavo lavorando a questo mio sito internet  e pensavo  tra me e me, che per valorizzare il sito ci vorrebbero dei video, neanche a farlo apposta conosco Sig. che mi fa vedere i suoi video fatti con il drone, bellissimi!!!   

Video oltre ad essere ben fatti, ci danno tutte le spiegazioni necessarie , che giustamente solo un archeologo puo’ dare. Cosi io non potei far altro che chiedere di mettere i video nel mio sito, facendo cosi nascere la sez. project tuscia, gli lasciai carta bianca su come mettere e cosa scrivere nel sito, l’unica cosa che potevo fare era lasciargli le  password del sito.   Con il tempo il project tuscia e’ cresciuto, sia su you tube che su facebook. Non e’ stato difficile notare il suo talento e la sua bravura.  Il Dot. Sigfrido  e’ stato invitato a far conoscere la Tuscia ad Amburgo

ed anche a Malta, ha presentato i suoi video all’evento di Viterbo ” la via degli artisti”. Come si usa dire: “nessuno e’ profeta in patria”  questo significa che a volte c’e’ bisogno di qualcuno che venga da fuori, per valorizzare un posto, dandogli nuovo slancio, per questo spero che Bomarzo sia capace di accogliere questo, suo nuovo figlio, valorizzando il suo talento, dandogli appoggio e sostenendolo. Credo che possiamo considerarci fortunati, se ora fai parte della comunita’ bomarzese e spero che certe cattive abitudini tipiche dei paesi, non ti portino a smettere di fare quello che sai fare meglio, cioe’ promuovere un territorio unico. Capisco che sembra strano che il tuo lavoro sia piu’ apprezzato fuori che a Bomarzo  so che anche all’estero sei apprezzato ,  ma non ti curare di loro, che fanno finta che tu non ci sia!!! avanti cosi Sig.  con il tuo project tuscia 

VI ASPETTIAMO A BOMARZO!!

AUDIO GUIDA    GRAZIE A RADIO 24 E TOURING CLUB ITALIA  https://www.datocms-assets.com/15961/1572528870-passaggio-in-italia-2019-puntata-8bomarzo.mp3?fbclid=IwAR1mfJo_imkza0YdY9aJu3fbVak91fmmBP54lmczBIc8zdpSJbKUBHr82os

La Piramide Etrusca, il Sacro bosco conosciuto come Parco dei mostri, la tagliata  le necropoli, il Duomo, il Palio ecc.ecc.ecc.       storie incredibili, misteriose, uniche.

Questo e’ Bomarzo un luogo che e’ stato abitato fin dai tempi del neolitico. Sara’ per la sua vicinanza al Tevere, oppure al lago di Vadimone, ma Bomarzo venne ripetutamente invasa nel corso dei secoli,forse per questo il suo nome in latino era’  “Polimartium” che significa “Città di Marte”   “dove Marte era la divinita’ della guerra”.  Bomarzo ha il suo Santo ed inevitabilmente anche lui e’ legato a storie di guerra o invasioni. Sant’Anselmo di Bomarzo , tracciando il segno della croce verso il cielo, avrebbe fatto piovere sui Goti  delle ghiande di piombo,scongiurando cosi l’invasione di Bomarzo.   Il 24 aprile  di un non meglio precisato anno del  VI secolo,se ne andò serenamente, e le sue spoglie mortali furono inumate nella Chiesa di  Santa Maria di Bomarzo ovvero presso il Duomo di Bomarzo.

Le rive della roccia vulcanica  di Bomarzo, che fiancheggiano le pendici della pianura, sono stati usati in vari modi dall’uomo fin dalla preistoria.poi  nel periodo etrusco, romano e medievale, essendo utilizzato nei modi più diversi e in relazione alla  vita sociale ed economia, religiosa ed artistica.  Questa pratica ha avuto il suo periodo di massimo splendore nel palazzo, intorno al XV secolo, e nel piu’ famoso  “Parco dei Mostri” fantastico sfruttamento artistico  di blocchi di peperino personalmente commissionato dal principe Pier Vicino Orsini.

La sovrapposizione delle case nel corso dei secoli, rende difficile l’identificazione dei segni etruschi e romani: il nucleo etrusco più vicino è  quello del Monte Casoli.  Difficile raccontare le emozioni che si provano!  Non si puo’ descrivere il Palio di Bomarzo che si corre in onore del Santo il 25 aprile, oppure descrivere il corteo storico, sarebbe inutile, certe emozioni vanno vissute!!!

vi aspettiamo  a Bomarzo.

Pyramide Etrusque de Bomarzo

Agriculteur, sculpteur et surtout amoureux et defenseur de son territoire de Bomarzo, Salvatore est celui qui a permis la redecouverte de l’etonnante pyramide etrusque de Bomarzo. Creusée dans un imposant rocher de pierre volcanique, elle se trouve à flanc d’une falaise boisée de chênes. Salvatore à toujours connu cet endroit situé à vingt minutes à pieds en contrebas de ses champs d’oliviers et de noisetiers. Son père l’appelait le rocher avec les escaliers. En 2008, Salvatore à entrepris de nettoyer tout seul le rocher, en le dégageant des racines, de la terre et de la végétation qui recouvraient les marches. Aujourd’hui encore, on ne connaît pas précisément la fonction de ce monument. Plusieurs explications sont avancées: cela pourrait être un autel religieux utilisé pour des sacrifices ou un observatoire à des fins de défense du territoire… Salvatore a écrit un ouvrage sur les mystères non resolus de la pyramide étrusque mais aussi sur le fameux jardin des monstres de Bomarzo, situé à seulement quelques kilomètres de là.

escalesetscale

 

Etruscan Pyramid of Bomarzo, Italy

Discovery of the Pyramid of Bomarzo

The Etruscan Pyramid at Bomarzo is a relatively new discovery. Two local archaeologists named Giovanni Lamoratta and Giuseppe Maiorano stumbled across it in the spring of 1991. But news of its discovery received little fanfare and it remained unknown to the world. Then in 2008, Salvatore Fosci, a local resident of Bomarzo with a passion for local history, decided he would uncover the Etruscan pyramid. When Fosci’s grandfather served as a sort of custodian of these woods, they called it Sasso del Predicatore (“Stone of the Preacher”) or simply the “Stone With Steps.” The stories his grandfather and father told about the stone inspired Salvatore to find it and clear away the roots and vegetation. In this way, he would make that amazing part of their history accessible to the world.

Etruscan Pyramid of Bomarzo, Italy

Cahokia: The Largest Native American Pyramid North of Mexico

What Does the Etruscan Pyramid Look Like?

Upon first impression, the sloped Etruscan stone monument is reminiscent of Mayan artifacts from the jungles of Belize and Mexico. Although its name suggests the shape of a pyramid, such as those of Egypt, it is technically not a pyramid. The rock is inversely triangulated on just one side, while the rest of the altar displays quasi-right angles.

The Etruscan pyramid of bomarzo has odd angles.

Jim H. standing in a platform near the angular right-front side. Photo: Historic Mysteries.

Etruscan builders carved the mysterious megalith from an enormous grey rock of volcanic tuff or “peperino.” It measures about 53 feet long, 24 feet at its widest point, and 30 feet tall. Three steep staircases cover the front face. There are 20 steps on the lower staircase, which lead to two minor altars. The two other staircases begin higher on the structure and have nine and ten steps respectively. These lead to the main altar on the rock summit. Along the angular edge, there is also a distinct canal that splits into two channels. These travel to the bottom of the rock. Cubbies scattered across the front and side faces may have held fence posts or votives.

A view of the canals and two minor altars of the Etruscan Pyramid of Bomarzo.

A view of the canals and two minor altars of the Etruscan Pyramid of Bomarzo.

Who Were the Etruscans?

The Villanovans preceded the Etruscans and were the founders of the Etruscan culture. From about 1000 BCE, they appear to have developed a prominent presence on the Italian peninsula. This group preferred high hilltops for their villages, and many of those villages later became strong Etruscan cities.

Etruscans enjoyed an abundance of trade around the Mediterranean Sea as a result of their seafaring skills. They were adept and fierce warriors, and even the Romans adopted some of the Etruscan formations of battle. Additionally, beautiful art, pottery, architecture, and highly advanced metalwork were all trademarks of the Etruscan culture. They conquered a large portion of the Italian peninsula from the north-central to Southern Italy as far as Salerno. However, their fortune would not last. Eventually, by about the 1st century BCE, the Romans had conquered and absorbed the Etruscans and almost all traces of their culture.

Purpose of the Etruscan Pyramid of Bomarzo

The Pyramid of Bomarzo may have served different functions over time. The precise purpose is not clear. However, many experts believe that the megalith acted as an altar for pagan religious rites. For this reason, the site holds the nickname, “Stone of the Preacher.”

Mark Cartwright from Ancient History Encyclopedia explains in his entry on Etruscan Civilization that all aspects of life revolved around a large pantheon of gods. Amongst them, there was a god of the underworld, a god of the Sun, and a god of vegetation. The head god was Tin, while the god who sprang from the ground and brought them their religious text, the Etrusca disciplina (now lost), was Tages.

With such a multitude of gods, veneration and religious ceremonies were a full-time job. Etruscan life was filled with rituals such as the sacrifice of both animals and humans, reading of omens in the weather or birds, and predicting the future by looking at entrails or internal organs.

Ritual Sacrifice

Although we may never be certain about what took place at the Bomarzo pyramid, sacrifices of humans and/or animals for the sake of veneration or propitiation of deities were a common practice around the ancient world. Blood was a highly potent element during Etruscan religious rites and could give immortality to dead souls. There are a number of sacrificial depictions in Etruscan tombs.

One of the world’s highly respected authorities on the ancient Etruscans, Nancy de Grummond, indicates that although “Scholars have been reluctant to believe that the Etruscans practiced human sacrifice . . . Recent excavations in the monumental sacred area on the Pian di Civita at Tarquinia by the University of Milan (directed by M. Bonghi Jovino and G. Bagnasco Gianni) have proven once and for all that human sacrifice was indeed practiced by the Etruscans, through the discovery of a number of burials in this non-funerary context, of infants, children and adults” (de Grummond, AIA).

Drainage of Fluids at Temples

For the Etruscans, it was the responsibility of the living to provide the dead with the “sustenance” necessary for immortality. In one unusual tomb in Tarquinia, a child was inhumed rather than cremated. Deformities of his skull indicated that he probably suffered from epilepsy, which was a “divine disease.” Therefore, his seizures were divine messages directly from the gods. Near the child, there was an altar with a channel for sacrificial liquids that drained directly into a hollow in the earth. This alludes to a cult ritual ceremony possibly in the name of Tages, the boyish deity who sprang up from the earth to provide the religious scriptures. (Heimbuecher).

Possible evidence of etruscan sacrifice.

The Etruscan Pyramid of Bomarzo also contains channels, which may have provided efficient drainage of liquids during ritual sacrifices.

Such ceremonies as animal sacrifices, the pouring of blood into the ground, and music and dancing usually occurred outside temples built in honour of particular gods.

Mark Cartwright

Other Theories

The Etruscans would have certainly found the altar sacred. The pyramid lies in a northwest direction. This is where the Etruscan believed the Gods of the Underworld lived. The Etruscan God Satre also resides in the “dark and negative northwest region.” Satre would bring panic to the populace by throwing lightning deep into the Earth.

Finestraccia (Ugly Window)

A bench outside the Finestraccia near the Bomarzo pyramid.

A stone carving that looks like a chair sits at the entrance of Finestraccia.

As you make your way toward the pyramid, a striking stone structure lies on the left side of the path. Experts believe it once served as an Etruscan tomb which later became a dwelling. The exact age of this tomb is unknown, however, it may date to around the 7th century BCE like the pyramid. Perhaps it received the nickname Ugly Window because of the inaccurate proportions of the openings and door of the tomb. Additionally, a hole in the upper left corner of the tomb may or may not be a natural feature.

The Celtic Prince and His Opulent Tomb

The Finestraccia near the Etruscan pyramid of Bomarzo

Windows provided the inhabitant of this rock-cut tomb with fresh air.

The Finestraccia originally had two floors. The bottom floor contained the tomb and sarcophagus. The upper level consisted of living quarters or a storage area.

A possible Etruscan tomb inside the Finestraccia.

The tomb area of the Finestraccia.

Ha fatto rinascere una piramide e adesso è il suo custode

DA UN ARTICOLO DE “IL GIORNALE”

http://www.ilgiornale.it/news/ha-fatto-rinascere-piramide-e-adesso-suo-custode-1628931.html

Dalla cima sembra di essere sospesi al di sopra di un mare bianco. È una giornata limpida ma la foschia bassa nasconde tutta la valle del Tevere e il paese di Giove, a nord-est, galleggia sulle nuvole.

Dall’alto, da un aeroplano, questa sommità ha i tratti di un dio Fauno che spunta in mezzo al bosco. E’ uno dei luoghi più misteriosi del centro Italia. Ci si arriva salendo trentasette gradini, ventotto più nove, in un’ascesa accompagnata da fori e canali di scolo. «Mio padre lo chiamava il sasso con le scale. Non c’era tempo di pensare a cosa ci fosse sotto la vegetazione che la ricopriva quasi del tutto. Si soffriva la fame e si portava solo rispetto».

Quando Salvatore Fosci si è trovato di fronte questo colosso rupestre gli sono tornate alla mente immagini di bambino, di quando girava per il bosco tra roverelle, cerri, muschi che si arrampicano su ciclopici blocchi di peperino, sarcofagi, antichissime vasche di pietra per la pestatura dell’uva. È sempre stato lì, ma un labirinto di rovi e arbusti l’aveva ricoperta quasi per metà: un masso lavorato di otto metri di altezza, sedici di larghezza, di forma piramidale, con sommità piatta, corredata da gradoni e due vani, che può ricordare le piramidi Maya. Era stata avvistata anche da occhi esperti durante una spedizione alla fine degli anni Ottanta organizzata da alcuni archeologi del posto del Gruppo Archeologico Polimartium. Ma la persona che l’ha riportata alla luce, con un silenzioso ed eccezionale lavoro di pulizia è Salvatore Fosci da Bomarzo.

L’altare etrusco è da pochissimi anni una delle attrattive del viterbese, superando per interesse la vicina ultima casa di Pasolini grazie a questo esploratore e custode volontario che in un mese e mezzo, con zappa, ascia e pala, l’ha dissotterrata. Il gigantesco blocco di piperino è stato trasformato fino al Medioevo, ma certamente scolpito almeno in epoca etrusco-romana. O anche precedente, dice Salvatore, che, pur non essendo archeologo, arriva con l’amore per questi luoghi, un fiuto prodigioso e con la logica a scoprire tracce risalenti addirittura al neolitico, di cui ha da poco fatto segnalazione alla Soprintendenza. Altare sacrificale, tomba, monumento astronomico. Gli interrogativi sulla piramide sono ancora tanti, ma Salvatore, che conosce ogni centimetro di questo megalite, ha una sua teoria: era un enorme, antichissimo «frigorifero». Sacro certamente, legato a qualche Dio, ma un luogo soprattutto necessario, in qualche modo funzionale alla vita della comunità. Una comunità che probabilmente abitava al di sopra, su un pianoro affacciato sulla valle e riparato dalle correnti. Sull’altare-frigorifero si svolgevano presumibilmente sacrifici di animali, ma vi si conservava anche la carne: esposto a nord, prende in pieno la tramontana, è un posto sempre fresco e il sole in inverno lascia l’ultimo spigolo a mezzogiorno. Bomarzo è conosciuta nel mondo per i suoi mascheroni di pietra, luogo esoterico e pauroso. Ma i dintorni, verso Soriano, sono boschi in cui la natura, per secoli e millenni, è stata legata al divino, dove la pietra di piperino è stata scavata per ottenere case, stalle, tombe, vasche, luoghi di fascino magico di cui aveva intuito il valore favolistico Pierpaolo Pasolini, che qui vicino girò il suo Vangelo secondo Matteo e decise di abitare gli ultimi anni prima della morte.

Salvatore è tornato a Bomarzo dopo vent’anni trascorsi in Alto Adige, e tutto è iniziato dalle corse nei boschi. Era un modo per rientrare in contatto con la sua infanzia. Vedeva sentieri coperti dalla vegetazione e ha iniziato a riaprirli uno ad uno. Sentiva parlare di una piramide, ma come si parla di un animale fantastico del bosco. E alla fine, nel febbraio del 2008, l’ha ritrovata, e con delicatezza, «senza motosega, solo con mezzi manuali», l’ha liberata. L’associazione Archeotuscia l’ha nominato socio onorario, seguita ora anche dalla Pro Loco di Bomarzo. La soprintendenza dei Beni Culturali gli ha inviato i suoi apprezzamenti. Da quel momento ogni angolo di questi boschi di querce, muschio di smeraldo e blocchi di piperino anticamente eruttati dal vicino vulcano Cimino, ha iniziato a parlargli. Ha trovato le iscrizioni romane TER, che indicavano i limiti dei confini. Ha imparato a distinguere un frammento medievale da uno romano e da quelli di epoche precedenti. Ha elaborato una teoria personalissima sul bosco sacro di Bomarzo esposta nel libro Vulcano Nascosto (Stamperia del Valentino, che gli pubblicherà anche I misteri della Piramide di Bomarzo, con Luciano Proietti). Dal terreno dove coltiva noccioli, viti e olivi e dove scolpisce la pietra si muove ogni giorno per scoprire e tutelare un territorio che offre lo spettacolo di stratificazioni di storia nella storia: Medioevo, Roma, civiltà etrusca, popoli pre-etruschi, e forse, se le scoperte vengono confermate, il neolitico. Salvatore ci accompagna lungo un letto di foglie di querce cadute appena imbiancate dalla brina.

Si entra subito nella via Cava, una sorta di canyon scavato nel piperino da cui i romani estraevano la pietra. Ci mostra i livelli dello scavo, un masso a terra con incise impronte di piedi, segno di passaggio frequente. E all’improvviso, nella discesa verso la valle del Tevere oltre giunchi, roverelle e miracolosi tralci di viti antiche, appare l’altare piramidale. La costruzione è scolpita solo nel lato verso nord, con una lunga fila di gradini a sinistra e altre due più piccole al centro e a destra. I canali di scolo lasciano intendere che qui venivano uccisi animali. Bisogna immaginare questo luogo ricco di sorgenti e percorso da uomini che abitavano i blocchi di pietra eruttati dal vulcano. Sopra e al di sotto, vita e morte convivevano a pochi passi: tombe antropomorfe spuntano nella discesa verso il cimitero paleocristiano di Santa Cecilia, con decine di sarcofagi, alcuni di grandi proporzioni, come se servissero per uomini di notevole altezza per l’epoca (circa un metro e novanta) segnati da croci che sembrano terminare con code di pesce.

Nella risalita incrociamo un gruppo di donne di Bomarzo dirette proprio alla piramide per una passeggiata pomeridiana. «Scusi, per la piramide?», domanda scherzando Salvatore. «Fai la guida?», gli chiedono. Lui si schernisce. «Macché». «Chi è guida più di te» lo salutano, e lui continua a camminare scoprendo sul terreno davanti ai nostri occhi la possibile punta di una selce lavorata del passato, come se una bussola segreta lo portasse sempre sulla pista giusta della storia.

Salvatore Fosci, il Vulcano nascosto.

 

 

LA BANDIERA DELLA GUERRA TURCA VIENE INCISA SULL’ALA DEL DRAGO, MA PER QUALE MOTIVO ORSINI FA SCOLPIRE QUELLE 6 MEZZELUNE!?!?

 

sulla base della sfinge all’ingresso del Boschetto noteremo incisa una frase

Tu ch’entri qua pon mente / parte a parte / et dimmi poi se tante / meraviglie / sien fatte per inganno / o pur per arte.
Ingannare nell’arte e’ proprio questo che Orsini crea nel suo boschetto , non pùò raccontare la sua verità liberamente , 

OGNI STATUA RACCONTA UN INGANNO

E’ il periodo della controriforma, ogni eccesso di libertà di espressione viene punita , e in questo caso il boschetto di Vicino Orsini non viene visto di buon occhio dalla chiesa di potere , 

                                

anche se Orsini e’ protetto da Alessandro Farnese e il cardinal Madruzzo, il suo uscire già giovane dall’ambiente militare, lo penalizzerà con il rapporto di altri nobili militari , le voci di un Orsini quasi stregone lo costringerà ad isolarsi nel suo boschetto, e negli ultimi anni della sua vita perderà tante sue amicizie , ma anche un figlio nella battaglia di Lepanto,solo scrivendo al suo caro amico Druet oggi possiamo formulare ipotesi sulla realizzazione del parco, cercare tra quelle lettere criptate una frase che rafforza la nostra storia su questo personaggio enigmatico. Ma qual’ e’ stata la motivazione del parco che cadrà nell’oblio per tanti secoli dopo la morte di Orsini?

Gli altri giardini come quello di villa Lante ideato dall’inquisitore cardinale Gambara proseguirà nei secoli ad avere rispetto,un classico giardino del 500 che rispetta i canoni della chiesa , il boschetto invece diverrà un luogo da dimenticare quasi eretico . grossi scogli irregolari la famiglia borghese scriveva negli atti notarili quando possedevano quelle terre , quei mostri impedivano la coltivazione .ma perche sono dovuti passare quasi 500 anni perche il Parco ritornasse alla ribalta .

 “VULCANO NASCOSTO” il racconto di Salvatore Fosci  e’ curato del professore Sigfrido Hobel. 
Il prof. ha insegnato materie artistiche nei Licei Scientifici ,
le sue ricerche e studi , le possiamo leggere in diversi testi dedicati alle discipline artistiche, come “Il Dio del Silenzio” o “Il Fiume Segreto”.Si è dedicato allo studio delle tradizioni iniziatiche e delle dottrine esoteriche, interessandosi, in particolare, ai linguaggi simbolici e alla loro presenza nei miti, nella letteratura,
nell’arte e nell’iconografia tradizionale, ma anche alle testimonianze artistiche e culturali presenti a nell’Italia Meridionale.
E’ autore di rilievo della tradizione esoterica napoletana.

Vulcano nascosto. Una interpretazione alternativa del Bosco Sacro di Bomarzo  Stamperia del Valentino

 

Roberto Re

Salvatore Fosci: la piramide di Bomarzo la scoperta della mia vita

Salvatore Fosci, , nato a Bomarzo,  in un grande masso di peperino è raccolta l’essenza di tutta la sua vita. Ha vissuto per diverso tempo in Alto Adige e da circa 6 anni è tornato alle sue origini. Da quando è tornato a casa, a Bomarzo, si dedica all’agricoltura. Un lavoro che gli permette di conoscere la terra da vicino, avere un contatto diretto con quello che coltiva e produce, avere ancora più rispetto dell’ambiente che lo circonda.

“Produrre vino, olio, fare l’orto è qualcosa che ti fa capire il passato. I boschi della Tuscia contengono tracce e testimonianze che i nostri parenti antenati ci hanno donato con la loro conoscenza di questi meravigliosi luoghi. Quei massi di peperino che il vulcano cimino ci ha regalato ci hanno dato la possibilità di modellare la pietra a nostro piacere, abitazioni, pestarole per produrre vino, tombe, urne cinerarie, altari piramidali, sassi del predicatore. Questo e tanto altro i nostri territori hanno saputo conservare e oggi tocca a noi conoscerli e proteggerli”.

Salvatore è quell’uomo che provvisto di voglia di fare e cesoie, nel 2008  ha iniziato a tagliare via la fitta vegetazione che copriva la piramide etrusca di Bomarzo. È stato lui a riportare in luce il maestoso monumento rupestre che un tempo veniva chiamato Sasso del Predicatore.

“Nel 2008 lavoravo ancora in Alto Adige ma avendo a disposizione diverse ferie in inverno, ho potuto dare un volto alla piramide etrusca. L’interesse e la passione per i boschi e per la storia del nostro paese l’ho sempre avuto sin da piccolo, e l’intervento di ripulitura che ho effettuato da semplice appassionato nel febbraio del 2008 è stato per me un ritorno al passato. È stata un’emozione indescrivibile vedere affiorare dalla fitta vegetazione questo maestoso monumento rupestre, con una pala, un’ascia e una zappa rinforzata e il massimo rispetto per quel luogo sacro.
Di sudore ne è caduto tanto, ma la voglia di veder pulito l’altare era troppo forte. Le radici infestanti che si nascondevano sotto lo strato di terra in prossimità dei due vani erano di grosso diametro, ma pezzo per pezzo sono riuscito a toglierle riuscendo a mettere in sicurezza e dare visibilità al monumento.
La mia è stata una riscoperta del monumento dalla vegetazione e il ritrovamento del vecchio passo, chiamato passo della Finestraccia, che conduce in un ambiente scavato nella roccia con due finestre da cui appunto ne deriva il nome. Pur conoscendola da piccolo grazie a mio padre, la scoperta archeologica della piramide è avvenuta tra gli anni 80 e 90, prima da ricercatori locali che avevano creato un gruppo chiamato Gap, Gruppo Archeologico Polimartium, oggi entrato a far parte ad Archeotuscia di Viterbo dove anche io faccio parte.
Nel 2000 Proferento, Archeotuscia e l’archeologo di zona hanno descritto la piramide, ma le foto non mostravano quel volto che oggi offre dopo la mia ripulitura, apprezzata anche dai beni culturali”.

Prima della riscoperta poche persone conoscevano la piramide. La chiamavano, come già detto, Sasso del Predicatore. Le prime testimonianze scritte che trattavano la piramide risalgono al 2000 e incominciavano a incuriosire. Qualche appassionato o studioso andava alla sua ricerca, con esito negativo, in quanto non era facile trovarla, i sentieri non erano puliti e bisognava farsi spazio tra i rovi. Oggi i sentieri sono percorribili grazie al lavoro di Salvatore.

“Ancora oggi per arrivare alla piramide non ci sono segnalazioni ma i sentieri li ho resi percorribili, e per chi non conosce il luogo diventa un impresa, con il rischio di perdersi. Un giorno chiesero a mio padre che passeggiava nel bosco dove fosse la piramide. Lui, meravigliato, non ha saputo dare indicazioni in quanto la conosce come Sasso del Predicatore o sasso con le scale. Poi un giorno gli ho spiegato che la piramide era proprio il suo sasso con le scale. Sorrise, perché tutto questo interesse per questo masso, quando lo frequentavano loro nei tempi passati con la povertà e la fame, di ricercatori e turisti non se ne erano mai visti”.

Sono stati proprio i racconti di suo nonno e suo padre che hanno aiutato Salvatore nella riscoperta dell’antica piramide, un luogo al quale è legata tutta l’essenza della sua vita.

“Credo che la storia di questi luoghi arrivano a noi grazie alla conoscenza dei nostri anziani. Il mio bisnonno, nato il primo aprile come me, era stato il guardia boschi di Bomarzo, mio padre e altri paesani hanno sempre frequentato quei boschi. I vari sentieri erano quindi transitati, dove passavano con il bestiame e raggiungevano le diverse sorgenti che affioravano abbondanti nelle forre, tra la piramide Santa Cecilia, Fosso Castello e Cagnemora.
Da quando ho pulito la piramide ho cominciato a riscoprire i veri sentieri e, sempre grazie a mio padre, oggi ho capito che quando sono alla ricerca di un antico sentiero nella fitta vegetazione bisogna osservare i sassi ed il suo consumo. A volte si notano dei massi dove la forma del piede ha logorato la pietra, allora vuol dire che è la direzione giusta. Il saper cavar pietre, costruire capanne con la saggina, intrecciare le funi con la canapa. Essere pastori significava sacrificio, mio padre era pastore, come del resto i molti suoi amici. Dormivano dove capitava, molte volte sfruttavano le abitazioni rupestri e le tombe scavate nella roccia, presenti in tutto il nostro territorio. Di notte bastava uno sguardo alle stelle e di giorno bastava un’ombra di un albero per saper che ore fossero.
Quei riti di fare il formaggio o uccidere nel massimo rispetto un agnello fa capire che il libro dei segreti del passato loro lo rappresentano, quindi il mistero della piramide per i nostri anziani e per mio padre non esisteva. Lui la piramide la chiama il sasso con le scale ma sempre rispetto ha portato al luogo. Fino a quando i nostri contadini e pastori frequentavano quei boschi, nessuno si permetteva di togliere un sasso da un muretto, tutto il territorio era in ordine. Il loro abbandono è significato degrado e sciacallaggio dei vari reperti archeologici”.

Salvatore la piramide la sente dentro di sé, come una sua creazione.

“Dal giorno che ho toccato quel masso di peperino, quel masso non mi ha più mollato. Oramai sento il suo odore di passato dentro di me. Quasi mi vergogno a dirlo ma a volte mi trovo a discutere e a ragionare con esso del perché del suo utilizzo.
Conosco ogni centimetro, ogni scolo, ogni gradino, ho visionato ogni tipo di lavorazione che ha subito, le modifiche che da un tempo più antico hanno lasciato spazio a una lavorazione più recente, un monumento per riti pagani che viene rispettato anche nel mondo cristiano. Di segreti ne nasconde veramente tanti, io ho dato una mia visione da semplice appassionato.
Il lavoro da me svolto è servito a far conoscere meglio il nostro territorio e gli stessi abitanti di Bomarzo, un po’ scettici delle mie ripuliture iniziali, che mi dicevano ma chi te lo fa fare, oggi li vedo interessati e stimano il lavoro che ho svolto”.

Dopo la ripulitura del 2008 del sito e dei sentieri che portano alla piramide, l’interesse per il monumento è cresciuto. Oggi arrivano molti gruppi accompagnati da guide, fortunatamente sono gruppi responsabili che non lasciano sporcizie varie nei boschi. Ma comunque, per Salvatore, una tutela in più ai vari monumenti va imposta.
“Un esempio, salire e scendere dalla scala della piramide vuol dire consumo delle scale stesse, cosa che non è avvenuta nei secoli del loro utilizzo sacro, quindi bisognerebbe trovare una soluzione al problema. Quando ho pulito la piramide non pensavo che potessero arrivare tutte queste persone, quindi si sta pensando di attuare delle regole con i vari enti, soprintendenza, cooperative e associazioni locali per far sì di portare visitatori in modo sicuro e responsabile”.

Le innumerevoli visite alla piramide sono motivo di orgoglio per Salvatore.
“I visitatori sono per me fonte di orgoglio. La piramide di Bomarzo rappresenta le mie origini e voglio che oggi il lavoro che ho svolto non venga dimenticato. La conoscenza del nostro passato è cosa che tutti devono conoscere, le nostre origini serviranno alle generazioni future per capire meglio che il nostro territorio è da difendere.
Mi fa piacere lasciare questa testimonianza. Negli anni dopo la riscoperta della piramide ho avuto la possibilità di essere stato contattato da diversi siti, giornali e programmi televisivi che hanno dato spazio al mio racconto. Se la mia parola arriva agli altri tramite chi si occupa di informazione, questa parola diventerà più forte, e ci aiuterà a difendere la nostra storia disseminata in quei boschi”.

Oltre alla piramide di Bomarzo, Salvatore è riuscito a scoprire nella zona molte altre testimonianze del passato, quasi tutte avvolte dalla vegetazione.
“Negli anni scorsi abbiamo fatto interventi di scavo con la soprintendente dell’Etruria Meridionale e altri scavi verranno effettuati prossimamente. È stata una bella esperienza di conoscenza, ogni frammento che affiora da quel terreno, mattoni tegole e laterizi, fa parte di una storia da raccontare. Sapere come fare il vino con le pestarole, dove la vite è ancora presente vicino a questi manufatti di pietra, a testimoniare che i giunchi che servivano per filtrare il mosto, le ginestre o saggine per la costruzione di capanne, sono presenti ancora vive tra chi li utilizzava nel passato. Il bosco merita rispetto e tutela. Altre scoperte sono da poco state fatte da appassionati locali, nella valle di Cagnemora, e si stanno aprendo nuovi percorsi interessantissimi, tra tombe etrusche, urne cinerarie, antiche concerie e colombai. Appena i percorsi saranno aperti al pubblico ne daremo notizia così, oltre alla già conosciuta piramide etrusca, il bosco di Bomarzo offrirà ai visitatori altre testimonianze del passato”.

grazie a tuscia up

Salvatore Fosci: la piramide di Bomarzo la scoperta della mia vita

Misteriosa piramide etrusca a Bomarzo: è nascosta da secoli nei boschi della Tuscia

 

Non solo il celebre Parco dei Mostri. A Bomarzo, alle porte di Viterbo, si nasconde un’altra misteriosa bellezza archeologica: una piramide di origine etrusca. Riscoperta pochi anni fa, tra i boschi della Tuscia, è rimasta per decenni avvolta dalla vegetazione spontanea della zona, ripulita recentemente da archeologi volontari con l’obiettivo di studiarla e renderla visitabile. Infatti, la scoperta è datata quasi un secolo fa, nel 1911, ma l’archeologia ufficiale non ha mai svolto studi approfonditi. E’ solo a partire dal 2008, quando un appassionato di storia Salvatore Fosci l’ha ritrovata in uno stato di completo abbandono e deciso di prendersene cura personalmente, che la piramide sta vivendo una seconda vita, destando l’interesse di studiosi e turisti curiosi dell’antichità.

La piramide, ha una forma che ricorda un altare religioso, e secondo le scarse informazioni raccolte fino ad oggi, potrebbe essere stata costruita dalle popolazioni antiche dell’alto Lazio proprio con questa funzione. La zona, ancora oggi non di semplice accesso, è ricca di reperti risalenti all’epoca etrusca e fino al periodo paleocristiano, che rende difficile la datazione del monumento. Per raggiungerla inoltre, bisogna dotarsi di un device gps, in grado di leggere le coordinate scritte sul sito della piramide (42° 30′ 17″ Nord e 12° 15′ 60″ Est), che rende ancora più affascinante la visita. Inoltrandosi tra i sentieri del bosco, ci si sente un moderno Indiana Jones, alla ricerca di reperti misteriosi, seppur accompagnati da guide locali che conoscono bene il territorio e le storie leggendarie tramandate nei decenni dagli abitanti di Bomarzo.

 

da un articolo de “il messaggero”

https://www.ilmessaggero.it/viaggi/news/piramide_etrusca_bomarzo-4328439.html