Intervista a Salvatore Fosci per Due passi nel Mistero

Intervista di Salvatore Fosci per “Due passi nel Mistero”

1)-Salvatore, quando hai cominciato a pensare di ripulire questi luoghi e perchè?

Io lavoro a Brunico, in Trentino Alto-Adige, durante l’anno, con una breve pausa estiva ed una più prolungata in inverno. Ma sono nato e vissuto a Bomarzo, prima di trasferirmi e in quei periodi che ho citato vi torno. Sicuramente la lontananza per molti anni dai miei luoghi natii, mi ha fatto riflettere sul loro valore e inoltre ho sempre avuto la voglia di fare qualcosa di utile per il mio paese.
Come ho cominciato? Ho cominciato correndo; correvo per le strade sterrate di Bomarzo, paese agricolo, ricco di boschi e di campagna. Alcune volte cercavo itinerari diversi dai soliti e quindi cercavo vie nei boschi di querce e in mezzo a rupi e vallate di peperino, che formano dei veri e propri canyon. Inizialmente usufruivo di alcuni sentieri già abbastanza puliti; dove invece ce n’era bisogno continuavo io l’opera di ripulitura, così riuscivo ad effettuare dei bei giri nei boschi, vicino a tante testimonianze del passato. Le giornate nebbiose erano le più belle in quanto – tra le rupi del passato- davano quel tocco di mistero in più. Non contento, i giorni successivi continuavo ad aprire nuove vie tra i boschi e mi accorgevo che molte testimonianze non erano mai state pulite prima (visto la vegetazione che le ricopriva) e da quei momenti ho sentito il dovere di dare ordine a questi luoghi, ripulendoli da rovi e vegetazione.

2)- Da dove hai iniziato?

3)- Qual’è stata la prima struttura che hai messo in evidenza?

4)- A quel tempo erano state già scoperte da qualcuno?

5)- Facevi già parte di Archeotuscia?

6)-Cosa sapevi di questi boschi e quanto ha contato avere un padre che ha trascorso la giovinezza in essi?

(Salvatore preferisce rispondere cumulativamente a tutte queste domande, dando una risposta unica)

Ho cominciato con la piramide.
Da un pò di tempo arrivavano in zona alcune persone e chiedevano della piramide ma io personalmente- anche se sono del posto- non ne avevo ancora sentito parlare. In quel periodo
alcune associazioni archeologiche avevano già pubblicato degli itinerari e notizie su di essa (le associazioni erano la Pro Ferento di Viterbo e Archeotuscia, sempre di Viterbo, di cui oggi faccio parte ). .
La gente che incontravo aveva con sè dei libri -guida per arrivare alla piramide, comunque non era facile trovarla e spesso rinunciavano nell’impresa di ritrovare questo monumento. Chiesi subito a mio padre se conoscesse la piramide, dato che lui è un vero conoscitore di quei luoghi , ma anche lui rimase stupito.
Poi gli venne in mente che in quelle zone c’era un sasso con delle scale, che circa 50 anni fa  utilizzava spesso per andare a caccia (c’è da dire che quell’altare lo conosceva già da piccolo e lo ha sempre visto invaso dalla vegetazione ).
Partii subito alla ricerca e, individuata la tagliata, seguii lo stretto sentiero pieno di rovi con le spine che ti si aggrappavano sui vestiti. Poco dopo arrivai all’altare; rimasi per qualche minuto fermo a contemplare quel poco che si poteva ammirare:gli alberi e i rovi erano cresciuti nella parte alta di essa e le foglie, che nel tempo erano cadute, si erano trasformate in humus per anni, formando uno strato di terra di circa 60 cm.
La prima cosa che mi venne in mente è stata: “Devo salvarla al più presto dall’oblio”.
In quei giorni , incontrai Giovanni Menichino, scrittore e guida CAI; con lui era presente il fotografo e mi disse che scattava alcune foto alla piramide per un suo libro. Ci tenemmo in contatto,  dicendogli che forse avrei ripulito un pò meglio il sito. Mi organizzai subito con gli attrezzi giusti, tra cui un’accetta, una zappa e una pala. Nel febbraio 2008 cominciai la ripulitura; iniziai dai rami e dagli alberi infestanti, poi usai la zappa…
un primo colpo e il manico di legno si spezzò! Mi accorsi che in quei centimetri di terra si nascondevano
una miriade di radici, capii allora che il lavoro si faceva più lungo del previsto. Andai dal mio amico fabbro e feci saldare alla zappa un manico di ferro;.
questa volta i colpi andavano a buon fine tranciando le radici, solamente che a volte ne trovavo di più grandi e dure e durante il colpo le vibrazioni della zappa ti arrivavano in testa.
La fatica era notevole; passavano le ore senza che me ne accorgessi. Le giornate mi parevano più corte del solito e mi dimenticavo quasi di mangiare tanto era la voglia di vederla splendere.
Più la ripulivo e più mi emozionavo e confondevo le lacrime al sudore; ero riuscito nel togliere le ultime radici e
adesso rimaneva da fare un lavoro di fino, quindi la zappa si trasformò in un bisturi (con tutti i colpi di zappa che ho dato,  non ho mai sfiorato e scalfito il manufatto). A lavoro terminato, per la prima volta vidi la piramide pulita:l’avevo salvata.
Chiamai Menichino che, appena la vide, si riempì di emozione e volle rifare di nuovo le foto alla piramide.
In quei giorni ho anche riportato alla luce- insieme a mio padre- il vero sentiero che porta alla piramide, chiamato passo della finestraccia. Finestraccia perchè alla fine del sentiero si incontra una tomba riutilizzata ad abitazione chiamata appunto ‘finestraccia’.
Il tempo che ho dedicato per ripulire la piramide e i vari sentieri, è durato circa un mese e mezzo
e l’ho svolto nell’inverno 2008 e 2009; ad oggi continuo a mantenere puliti i sentieri e la piramide.
Dopo pochi giorni,  feci vedere il mio operato al mio amico Giovanni Lamoratta che da tempo non vedevo. Lui della piramide ne era già a conoscenza da tempo; infatti, da anni studia il territorio di Bomarzo e, in più, fa parte del GAP (Gruppo Archeologico Polimartium) e di Archeotuscia. Sbalordito di ciò che avevo fatto, fece subito un articolo per un giornale locale di Viterbo e lo disse subito ai soci di Archeotuscia, che mi fecero subito socio onorario.

In quei giorni chiesi agli amici di Archeotuscia se potevano far intervenire il Sovrintendente di zona dei Beni Culturali; una volta arrivato in loco, gli feci conoscere personalmente
la piramide e l’opera di ripulitura che avevo effettuato. Rimase molto contento e  capì le mie vere intenzioni, cioè quelle di salvare e proteggere ciò che ancora rimane dal passato di queste zone.
Ad oggi, ho la fortuna di conoscere Tiziano Gasperoni, archeologo che da anni studia la zona con la nuova Sovrintendete dei Beni Culturali, e con loro presto cercheremo di concretizzare alcuni progetti di mantenimento e protezione di quei luoghi.
Posso assicurarti che dopo la ripulitura alla piramide, è cresciuto notevolmente il suo interesse.

7)- Cosa ti ha spinto a continuare l’esplorazione e a portare avanti il faticoso lavoro di ripulitura dei siti archeologici dimenticati. che svolgi per pura passione?

Devo ancora una volta citare mio padre.
Sai, sapere che lui ha vissuto in quei luoghi che oggi sono quasi del tutto abbandonati, mi fa venire voglia di ritrovare le mie vere origini, e ci tengo quindi tantissimo a questi posti. Posti cui si impara a voler bene come fossero un tuo stretto parente. Una volta ho ripulito parte del cimitero di Santa Cecilia dai rovi e quando mio padre ha rivisto quei siti, dopo tanti anni che non c’era più stato, ho visto in lui affiorare emozioni e tanti ricordi (lui per me è uno degli ultimi abitanti di quei luoghi) e anche se oggi sono più alto di statura, non sarò mai alla sua altezza.
Questa mia a volte faticosa passione nel ripulire siti e sentieri, mi porta a dare più valore alle cose vere della vita. Per me non serve il denaro per esprimere il bene che ho per il mio paese…e poi mia sorella dice che i soldi sono del diavolo.

8)- Sei aiutato da qualcuno in quest’opera?

Inizialmente le ripuliture ai siti e ai sentieri le ho effettuate sempre da solo. Ma nell’inverno del 2009 ero riuscito a coinvolgere sia il sindaco di Bomarzo, Bonori Stefano, sia la giunta comunale, visto che non conoscevano ancora la piramide e i luoghi circostanti. Per alcune domeniche mi hanno aiutato volontariamente nella ripulitura della tagliata romana e di parte del sentiero che porta alla piramide; in futuro mi hanno promesso che ci saranno dei progetti per la tutela di questi luoghi.

Lo scorso febbraio, con gli amici della ‘Boscaglia’ (gruppo di escursionisti della Toscana)
ed insieme agli amici di Archeotuscia (sempre presenti in ogni mia iniziativa ), abbiamo organizzato una Giornata della ripulitura e segnatura del sentiero da me ritrovato, che nessuno aveva mai più riaperto da anni. Il nuovo sentiero parte dalla piramide e arriva a Santa Cecilia.
Da un po’di tempo sono anche in contatto con il Gruppo Archeologico Roccaltia di Soriano e sono anche loro intenzionati ad aiutarmi nel prossimo inverno. E’ bello sapere che c’è gente con le tue stesse idee che ama il territorio; in quei momenti ritrovi i veri amici e speriamo che queste unioni, un giorno, servano una volta per tutte a dare valore al territorio stesso.
Comunque fino a quando ce la farò, anche da solo, cercherò di mantenere sempre pulite queste testimonianze del passato. Aprire un sentiero dai rovi per me è come aprire le vie del passato;.
seguo spesso l’istinto e anche i buoni consigli di mio padre. A volte seguo anche il passo che lascia il cinghiale e si arriva dove meno te lo aspetti….

9)- Qual è la sensazione che provi quando sei in questi boschi e quando ‘porti alla luce’ un manufatto sepolto?

La sensazione che provo è bellissima, riesco a ritrovare me stesso; scappo da un mondo e da una società che ti ha rapito e che ti usa per il suo scopo, dove sono gli altri che decidono per te.
Mi piace sparire tra le rupi del passato, e una volta lì, mi sento a casa e capisco che qui il mondo si è fermato. Tutto ciò che incontri davanti a te è lì da secoli, sempre uguale. Qui la vegetazione riesce ancora a vincere sull’uomo e se oggi io ripulisco un sito dalla vegetazione, spero che fra tanti anni -quando noi saremo storia per gli altri – qui il progresso non avanzi e che la vegetazione in queste selve sia ancora il nemico-amico da battere .
Ogni scoperta è una sensazione unica ma la sensazione più coinvolgente l’ho provata alla piramide, visto che le ho dedicato molto tempo. Giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno, parlo sempre di lei.

10)- Ti sono mai capitati ‘fenomeni strani’, quando sei solo in queste magiche selve?

Sicuramente l’interesse, sempre presente nella mia mente, per queste selve indica che non posso fare a meno di comunicare con il passato. Ripulire e vedere cosa si nasconde sotto ogni strato di vegetazione su quei massi è cosa unica e ti permette un filo diretto con gli antenati. Penso che chiunque arrivi e guardi con vero interesse questi siti, sia già coinvolto in qualche modo in questa storia. E quando ognuno di noi si accinge a fare ipotesi su cosa poteva servire quel determinato manufatto,  penso che in fondo- nelle nostre menti -riaffiorino ricordi di un passato che abbiamo già vissuto. Come se quel momento della nostra vita ci facesse rivivere un immagine che ci appartiene. Questi luoghi ti danno la possibilità di capire cosa vuol dire giorno e cosa vuol dire notte. I tanti monumenti presenti fanno riferimento al sorgere del sole, e le stelle della notte sembrano indicare le posizioni di quei massi.
Ho sentito il momento in cui avviene quella fase ed è bellissimo, perchè gli animali diurni lasciano il posto ai notturni con i loro suoni più pacati e ti avvertono che il sole è tramontato e che la notte si fa buia.

Cara Marisa, tu mi chiedi se mi sono capitati fenomeni strani, ma in questo caso ti giro la domanda, visto che proprio a te è capitato qualcosa di strano prima di arrivare alla piramide. La stessa sensazione l’ha avuta anche mia sorella e ultimamente altre due mie amiche di Bomarzo che, giunte alla piramide, hanno avuto questo tuo stesso strano avvertimento… Quindi tu puoi spiegarmi cosa hai veramente provato?!

11)- Pensi ci sia ancora molto da scoprire, sotto la vegetazione o pensi di conoscere ormai tutti i segreti dei boschi di Bomarzo?

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Ti faccio un esempio esplicativo: ho pulito la piramide, ho tolto le sue vesti fatte di rovi e radici,
ho passato tanto tempo a guardare incisioni, scoli e quant’altro lei possedeva ed ero sicuro che avessi visto tutto di quell’altare. Ma  il mio amico Luciano Proietti di Archeotuscia,  durante una visita alla piramide con il resto dei soci, un giorno mi chiama e mi dice. “Salvatore!Ma questa croce l’avevi già notata durante la ripulitura?”. Io resto stupito: No, non l’ho mai vista!”. Come vedi, basta una tonalità di luce diversa e ti accorgi che quel masso continua a svelare segreti; quindi penso che non si finirà mai di svelare i misteri di queste selve e boschi.
Alla fine è come andare per funghi: ti spuntano davanti come sorprese e non puoi far altro che ammirarli, raccoglierli e pulirli con molta cura (questo è il mio fungo di peperino che ho raccolto nella mia mente e creato con le mie mani per gli amici di duepassinelmistero come riconoscimento per l’affetto dimostrato a me e ai miei familiari: mi raccomando di mangiarlo con moderazione, rimane un pò pesante!).

12)- Cosa vorresti dire a coloro che auspicano di fare questa esperienza e vivere una meravigliosa avventura come la  nostra?

Ci sono semplici regole che ci permettono di far parte di questo meraviglioso mondo del passato. Bisogna saper amare le persone ,e rispettare i i luoghi a noi cari. E’ bene ricordarsi che il tesoro più grande che noi cerchiamo è in verità il sapere.
Se ci si vuole veramente immergere in questo passato, non dobbiamo avventurarci in percorsi pericolosi, a volte basta soffermarsi anche davanti ad un semplice sasso, ci accorgeremo così di poter scoprire qualche nuovo particolare o simbolo. Provate anche a toccare con mano quelle pietre lavorate dai popoli del passato:sentirete ancora il rumore di chi quella pietra l’ha scolpita .

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